Il morso
Il morso è la veste Che indossiamo in Un modo sghembo Per fare alimentare E dare alle occhiaie Dopo notti insonni

diario letterario
Fate il silenzio Dei pensieri Una parola Li raccoglierà Incastrata Nello spazio vuoto Come un attimo Che tarda ad arrivare Cancellato E ritrovato
Potrei distogliermi Dopo un racconto Svegliarmi Dopo un lungo sonno Ma saresti sempre lontano Io farò di più Penserò che nulla ci distacca Sei qui e ovunque Come il sole che scalda la costa Dopo la pioggia del mattino
Adesso Tutto quel che siamo Stracci rivolti al cielo Cospirano Affinché restino Nelle ore di veglia Allontanandosi
Vi è nessuna distinzione Tra l’uomo e il bambino Il suono e il campanello La solitudine passeggera La calma che si fa colore La quiete diviene rumore Il tuffo dal fiordo di Furore
Nessuno te lo riconoscerà Quel che già ti appartiene Perché l’umano non dona Gli empiti della generosità Temendo di perdersi l’eco