Non esiste l’io, esiste il noi. Ogni uomo è lo specchio nel quale l’altro uomo si riflette. Chi ha un sogno lo stanca, lo misura con il suo dolore, ma non priva le belle parole dell’umano di quel gesto di verità che gli è consentito. Come la coincidenza dell’alba, nell’aprire gli occhi, aggiunge calore alle risposte promesse per un incontro, una speranza, così riprende il cammino di ciascuno, dalle funi sulle cui membra scivolose non sa salire, dalle sconfitte dei giorni trascorsi in solitudine, da quel suo ripiegarsi in sé stesso, sentendo di perdere la ferita mentre perde sangue. A margine di un incontro con don Mimmo Battaglia, l’uomo ancora prima che il prete, da noi presso la Fondazione Gerardino Romano, vengono molte domande, alcune risposte e una quotidianità da coltivare nella limpida bellezza dell’anima nostra chiamata alla genesi dell’amore. La fragilità è ricchezza e grazia, perché consegna al testimone una parola di Dio, quella della parte dalla quale stare, come diceva don Tonino Bello, e quella successiva che si fa canto, preghiera, supremo anelito all’essere. Solo la paura ci tiene a terra, solo la fiducia ci innalza, ad una sfera celeste del silenzio, dove canta il grillo del poeta, la ragione senza ragione.
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[L’incontro di ieri pomeriggio, in Fondazione, con Mons. Battaglia mi ha turbata.
Sono state parole semplici le sue, ma di grande effetto, che, in più momenti della conversazione, mi hanno generato commozione.
Ritornare ai nostri cuori per (ri)scoprire Dio, che alberga nella parte più buia della nostra interiorità.
Provare a guardarsi dentro, per capire l’importanza del dono di essere fragili, e non aver paura di mostrarlo a chi ci è accanto.
Offrirsi all’altro “senza pelle” può rappresentare un percorso doloroso da affrontare, ma permette alle ferite di trasformarsi in feritoie. E dalla sofferenza si trae forza. Dal dolore s’impara a non profanare quello altrui, a porsi sulla soglia e attendere che l’Amore ci guidi nella comprensione.
«La fragilità è ricchezza e grazia, perché consegna al testimone una parola di Dio, quella della parte dalla quale stare».
A margine di un incontro, ho potuto dire solo grazie, in un abbraccio.]
Anche io ho provato commozione e consapevolezza di un turbamento per la profondità delle sue riflessioni ,pur semplicemente enunciate. Ho attribuito questi sentimenti al particolare periodo che attraverso. Invece è andato dritto al cuore di tutti. Il contrario dell’apparire, è essere se stessi ,mostrando la propria fragilità. Questo ci rende umani e ci avvicina. Grazie a S.E. ed a Felice che ha cura della nostra mente, del nostro cuore ed anche della nostra anima.