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Un dialogo e un interludio

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Mi piace fare cose nuove. Non stare fermo sullo spartito: essere una nota musicale improvvisata. Far festa, come ragazzi nei giardini polverosi che abbiamo conosciuto. La Gioia vuole che guardiamo con riserbo la Vita, non con distacco. Evitiamo gli scempi d’amore. Verrà il tempo per incatenarci a qualcosa per sempre, un tempo in cui il corpo diverrà un sasso o una spina e il vedere avrà gli occhi celesti di un cielo rasserenato. Allora potremo dire di amare perché riusciremo a toccare senza possedere, espandere senza occupare. Ora ci spetta l’equilibrio della conservazione, la trebbiatura della fatica, con gli anelli del colore sospesi a distanza dal nostro giudizio. Nient’altro ci appartiene. Niente. Solo scegliere possiamo da che parte stare. Questo sarà il nostro modo di tornare all’origine. Senza titolo, senza nome. Con il biglietto in mano, pronti per il controllo a fine viaggio. Mentre un uccello, dal cielo, governa la luce

 

Un giorno saremo sospesi

come un palloncino nell’aria

e raggiungeremo un’altezza considerevole

perché il cielo aiuta a crescere.

 

Ma è del punto di vista minore

credere che vi sia un cielo

sol perché è ignoto alla vista

il vedere

 

Non ci si pone in una logica alternativa a quella esistente. Come se tutto fosse disciplinato dalla sensatezza. Mi ricordo di aver letto che nella guerra di trincea certi corpi individuali sfuggivano al controllo del corpo d’armata e mentre gli aerei segnavano nel cielo i loro ritmi discendenti si aprivano un varco impossibile nell’aria gelida. Facevano una passeggiata nel delirio per dire a loro modo basta a quella perdita di senso che era la guerra. Ecco, così mi sento: improvvisamente incapace di assolvere disciplinatamente al mio compito, che è quello di vivere e morire senza un grido, obbedendo ad un ordine che non ho ben compreso, ma che vedo eseguire allo stesso modo. Ora la mia anima è sazia del gorgo letale, cerca gli occhi che le hanno donato un istante di libertà. Per paradosso, quegli occhi perduti stanno in campo avverso e improvvisamente zittiscono il rumore assordante d’intorno

Commenti   

# RE: Un dialogo e un interludioMaria 2018-07-11 07:15
Dio si riposò quando ebbe affidato la sua forza creatrice all'uomo di cui l'essere spirituale è la lingua in cui è avvenuta la creazione. La parola resta librata fino a quando il Poeta non completa l'opera divina attraverso la lingua, in-tendendo. "Un uccello dal cielo governa la luce". L'interludio scocca una muta e sospesa magia, come in "Alcuni cerchi" di Kandinskij ...
http://lacapannadelsilenzio.it/lastrattismo-lirico-di-vasilij-kandinskij-_-mostra-a-milano/

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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