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Cittadinanza passiva

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Non tutto è quel che dovrebbe essere, non tutto è come dovrebbe essere.

Sono stato partorito da un uomo. La mia vera mamma è stato lui. Mi portava ai giochi, ai baci e alla libertà. Che fosse il padre di mia madre poco importa. Mia madre è stata un uomo. L’altra, la madre genetica, era una figura afflitta. Presa dal suo essere addolorata, chiusa ad ogni sollecitazione delle mie carezze. Dramma vivente.

Va precisato. La madre naturale che ho avuto era gravata da molti pesi e forse era sola. Prima allontanatasi, poi irraggiungibile. Quando mi ha chiesto conferma ad un momento insieme, io stesso, che pure l’amavo disperatamente, sono fuggito da lei.

Nel crescere ho scoperto molte altre cose. C’è sempre qualcuno che vuole tenerti al guinzaglio: il datore di lavoro, il produttore di merendine, il concorrente del tuo quiz preferito, il soliloquio della paura, quello della gioia, i fratelli, gli amanti, il cane.

E mi sono messo in coda. Ho fatto la fila per un tozzo di pane, anche se quel boccone mi era indigesto, anche se la mia vita chiamava altre voci, altre promesse.

Ho aspettato che venisse il gran giorno del riscatto, la fine delle ingiustizie, e il cuore si risvegliasse dopo un lungo sonno d’incubi tra le braccia dell’amore perfetto. Quello che ti fa dire sì ogni volta, che ti permette di risanare tutte le ferite e d’essere sobrio.

Ho trascorso molte avventure. Ho conosciuto grandi sognatori, uomini di grido, ho amato l’intelligenza, anche quando era spietata, preferendola alla cecità del potere. Ho imparato a disporre delle mani della mente, con le quali ho costruito parole, ho attraversato quei fiumi in piena, e grazie alla loro corrente letteraria ho visto un futuro che cadeva in rovina prima di aprire la porta della sua casa offuscata dal buio.

Eppure, nonostante la voluminosa scorta di iniziative private e intrasmissibili (bianca facondia), non ho salvato nessuna delle persone che ho venerato come prova dell’esistenza di Dio. Mi sono apparse e scomparse davanti, facendo dei dirupi la loro religione e dell’oblio la loro tentazione. Nulla è cambiato, nonostante i miei sforzi.

Accertato che siamo ben poca cosa, bisogna raccontare quel che è accaduto: il Disumano è l’artiglio penetrato più a fondo, perché confonde l’idea del Bene, ne cancella i segni, la pietà, ponendo nel torto quel che afferma la santissima Ragione.

Non spero che possa interessare a qualcuno, di là dalla mera curiosità distratta, ma penso che meritino la commovente pittura di Giotto i cittadini preclusi a se stessi, i reietti che hanno provato a cantare con l’ugola della saggezza e dell’innocenza, i perseguitati dalla logica del più forte che si serve dello Stato per vederla affermata.

Non vi è conforto alla fine di una giornata, goccia di rugiada sulla bocca di un fiore. Il traditore raccoglie nel grembo la fedeltà e la commemora.

 

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.