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Una sentenza e una ricorrenza

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Una sentenza, carne viva del diritto, chiude gelosamente in sé il tradimento di quel che ha visto e udito (tutto non può contenere, tutto non può seguire con il suo sguardo distratto dalle lezioni dei codici scritti e di quelli asserviti agli scaffali). Una sentenza è come una nave che solca il mare, si muove in una direzione ma non guarda il fondo delle cose che finge di conoscere di governare, si limita alla superficie e cerca la rotta che conviene. Chi si aspetta di veder tornare chi è partito ne rimane deluso. Migrano e diventano altro gli anni della irragionevole durata del processo. Le solitudini delle sue ombre non hanno pari, ferme come sono ad un presente che non ha origine.

Ricorre la ricorrenza, il mare copre stampelle e gradi gelidi di foglie al vento. Auguri tutto l’anno, per vincere serve lo sguardo di un bambino e il fischio di un treno.

Una foto che guarda oltre il vedere, spalanca la bocca e gli occhi. Resta nel cuore.

La vita è una forma di chiarimento con se stessi, nel dialogo silenzioso con altri.

Quando ricorre la ricorrenza manca troppo tutto. In questi casi, il consiglio è: non farsi vedere in giro. Nascondersi, scomparire. In questi casi, certe cose preziose come il pensiero di chi amiamo stanno bene in un nascondiglio.

Una sentenza e una ricorrenza, cantano da sole nel vuoto della festa della giustizia. Sparano verso l’alto, dopo aver pulito i vetri, e colpiscono a caso una persona che si trova a passare, a luci spente, davanti alla finestra, mentre sta andando a dormire.

Rubacuori, rubami il cuore, dai portici della provincia italiana trascorri l’età della pensione con una cravatta sublime di facondia e minuziosità, la terza età delle gambe che hanno voglia di correre e fare un gran salto come fossi un’adolescente e avessi ancora una vita da vivere, non quella nota stonata che mi è capitata. 

 

 

 

Commenti   

# RE: Una sentenza e una ricorrenzaMaria 2017-12-17 07:41
"Ogni persona alla nascita ha due dimensioni potenziali: "essere qui" (shem= il nome), eredità degli antenati, destino; ed "essere là" (=sham), essere in un progetto, in un'apertura verso il futuro. Il "là" del nome permette di sfuggire al destino di una vita già scritta, la vita diviene avventura. (...) Vivere significa cercare di abitare il proprio nome, di sentire le vibrazioni delle lettere di cui è costituito, di vedere la libertà dei segni della memoria cancellata, di sentire la librazione delle immagini che hanno conosciuto la forza delle origini e il balbettio dell'Inizio" (...) ascolta il miracolo della musica!"
liberamente tratto da "I misteri dell'alfabeto" di Ouaknin

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.