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Calcio Napoli

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Il Calcio Napoli non è una squadra di pallone ma una filosofia di vita, un modo di dialogare con gli altri attraverso se stessi, una struggente nostalgia che accomuna ricchi e poveri, uomini di malaffare e di legge, tutti sulle stesse barricate di sangue pulsante e d’insospettabile passione. Una squadra operaia e di duro lavoro, che tesse miele per bocche abituate alla dolcezza, che non gioca per vincere ma per giocare, e se vince riesce a vincere anche la disillusione in nome d’una speranza in cui credere. Una squadra di neve e sole, mutata dalle viscere della terra alla sua origine antichissima. Non crede alle parole il Calcio Napoli, fischia scanzonatamente una canzone di De Andrè (un genovese con l’anima anarchica del futuro). Tutti gridano, tutti languono, tutti scoprono e vivono senza intervallo, anche quando cedono alle tentazioni delle mura secolari. Un profumo che passa di strada in strada, di casa in casa, che passa da un quartiere all’altro, di nascosto, contro l’autorità del potere avverso. Un odore di caffè che ripete tra le labbra una storia d’amore lunga più di un gregge. Una squadra così puoi vederla in mare nei giorni increspati dal vento, puoi vederla sparire e riapparire come una visione o una dimenticanza. Nessuno di coloro che transitano nel suo golfo può sottrarsi alla sua dolce malia. E se il migliore centravanti del mondo va altrove, scuote le sue chiome per nuove vittorie, non può conservare l’ora di Via Crispi in cui ripetevano la fede azzurra coloro che l’aspettavano per un saluto, un sorriso, un anello. Il nostro Gennaro viene dalle catacombe di don Antonio e cammina in un’ombra sublime dove nulla è uguale a zero, persino il pareggio diventa una vittoria. Venite, dunque, chiamate il suo nome. I napoletani non sono tifosi, non consumano alcun alimento offerto dal denaro del calcio globale, mangiano il nero pane e frittata delle ore dimenticate, pronte al sax del dopoguerra e al violino della stagione miracolosa. Ha una pelle gentile la carezza. Innamoratevi del Calcio Napoli, con la sabbia di un mare che soffoca ogni breve tentazione. Tutti siamo capaci d’amare l’uomo di Bagnoli venuto dalla Toscana eppure non proviamo per le sue diottrie alcuna compassione, ma quando scende in quel luogo di pace e giustizia che porta il nome di un apostolo colto e gentile tutti lo innalziamo al rango d’uomo del popolo. Ecco cosa è il Calcio Napoli: una fioritura spontanea, un accidente stridulo, una rabbia mal cucita sul petto d’eroi involontari. E se qualcuno s’affaccia al balcone del vicolo, lo trova consolante per quel che ha da dire. Gioia d’essere insieme, ovunque si vada. Una chitarra che sale melodica l’ultimo gradino d’una scala poetica. L’acqua che piove e dà tregua, sembra Spagna e tempesta di primavera, non è una squadra di pallone, ma un orgoglio di vivere oltre il traguardo, come una pece cosparsa sulla strada assolata per non accecare chi vede nel sole una speranza. Nulla appartiene a chi lo possiede. Né le quote azionarie, né i regimi federali. Il Calcio appartiene a chi canta allo stadio, a chi vive in casa la passione del ritrovarsi dopo essersi isolati. Fate in modo d’analizzare una sconfitta, non vi riuscirete. Non ha prezzo una novena. Traduciamo in italiano, per chi non capisce: “fammi quello che vuoi, distrattamente”.

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.