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La gioia

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Si son venuti a prendere una cosa che si chiama gioia e l’hanno fatta diventare una cosa diversa. Io guardavo per aria gli aerei partire. Avevo una lieve sensazione di beccheggio. Non mi sarei rivolto a nessun altro che a Te. Nel ricordo di una statua portata in giro ricoperta di collane. Mi sono rivolto a Te per dire che cosa era diventata la gioia. Dall’infanzia viene la vecchiaia e in mezzo c’è il plasmare, un lento continuo lavoro delle mani che mette fine e ricomincia a far delle parole una superficie, la carena di una nave nella tempesta, una pagina, un cielo. Niente più rumore, niente frasi tagliate con il temperino, niente fossi. Solo un cielo da guardare. I cavallini a dondolo dell’infanzia a corrervi sopra come promesse da mantenere. Solo un cielo, pieno di grazie, grazie, grazie. E sorrisi e inchini. E silenzio. Dopo, non farò come ho fatto, non consentirò a nessuno di cambiarmi la gioia in nient’altro.

 

Commenti   

# RE: La gioiaMaria 2017-07-01 10:22
"la tristezza è l'esilio della presenza divina. Ma se l'uomo compie gioiosamente un'azione s'apre al miracolo futuro, liberando così le scintille della santità tenute prigioniere negli esseri" Rabbi Nachman di Breslav, Liqqute Moharan, I parte, sez. 24

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.