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Passar velando

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Abbiamo fatto a gara per un nonnulla. È tempo di mettervi fine. Orsù, destiamoci!

Ecco la partenza, l'addio di sempre, che l'acqua diluvia, come un morto nell'orto, simile al guizzo più che al padrone, fenomenale arbitrio del disordine liquido. Un giorno racconteremo d'esserci stati, e spero non invano, in questa vita di pochi spiccioli. Tutto per incontrarci un attimo. Tutto per una nuvola storta sul luogo dell'abbandono. La vita è fatta di secoli, migrazioni e falcidia. S'interrompono i contratti d'appalto e i comizi elettorali, non i baci di luna, l'unguento del similare.

Che peccato che non si viva dei sentimenti delle persone che amiamo! Che la nostra vita abbia strade parallele a quelle in cui viviamo, sulle quali passano fughe imprendibili di felicità! Che peccato che il tema sia sempre lo stesso: conosce parole che non può dirmi, che restano represse nella bocca e nel cuore di quel vulcano! Che peccato che il rosso fuoco, la lava dei cuori, fuoriuscendo dalla bocca del vulcano, si confonda con le reti in cui rimanere impigliati, che poi sono sempre le stesse: la notorietà, il possesso, una buona rendita per se stessi e per i propri figli. Che peccato che le Celle di San Francesco sopra Cortona ci hanno ricevuti, accolti e lasciati andar via! Che peccato che la malattia avanzi, si è presa già un piede, un braccio, nel silenzio del corpo, che non dice niente ma sente la repressione subita, l'acqua che ha spento il fuoco, la fine dei sogni! Che peccato che la vita sia lontana, così lontana che non si possa raggiungere, e che a quest’ora la natura trasformi la morte in nequizia!

Spegniamo le cataratte e andiamocene in vacanza. Nessuno può toglierci il diritto di credere che questo sia un buon affare. Da qui comincia il diritto di avere diritti. Recidiamo il cordone che ci lega alla comunità nella quale siamo riconosciuti, perché non abbiamo alcuna identità, alcuna reputazione: quel luogo di garanzia che piaceva tanto ai criminali nazisti con il loro passaporto falso e i risparmi all’estero. Anche questo blog sta per spegnersi, con il suo disordine di ferraglia incandescente. Fine.

Fine dei giochi. Si smonta tutto, il palco, le scene, i costumi e si parte. Con le tre forme supreme dell’essere: il pudore, la solitudine e l’ardimento. Ci si trasforma. Da una cancellazione della targa sulla porta al cammino, il lungo cammino dell’esilio.

Dopo anni di tortura, si telefona ad un avvocato e gli si consegna un mandato a vendere merci sfrattate dai luoghi della personalità, private del rischio di ulteriori, irrefrenabili promesse. Ci si accinge al sano decadimento fisico della vecchiaia, una parola in disuso che fa fatica ad essere pronunciata per paura che ci contamini tutti.

Ciascuno si prenda i suoi meriti per non lasciare il vuoto della libertà talmente disadorno da fare tristezza. Lo si riempirà di fardelli da portare in gran segreto, anche se i segreti non esistono, e l’ultimo giorno qualcuno si stupirà di non vederci tornare. Scrivere post in un blog dopo il diario di Anna Frank non è cosa da poco, ma un presunto esperto dice che non bisogna preoccuparsi per questo, Narciso splenderà.

In questi anni ho fatto quel che potevo per custodire il nome che mi è stato dato.

Non so se l’ho onorato, di certo ho provato a cercare, nei ritagli, un posto migliore.

Due dediche, convergenti, perché ispirate dalla medesima persona:

“Fu un anno fa che mi donasti giacinti per la prima volta;

Mi chiamarono la ragazza dei giacinti”.

Eppure quando tornammo, a ora tarda, dal giardino dei giacinti,

Tu con le braccia cariche, con i capelli madidi, io non potevo

Parlare, mi si annebbiavano gli occhi, non ero

Né vivo né morto, e non sapevo nulla, mentre guardavo il silenzio,

Il cuore della luce (Thomas Stern Eliot, La sepoltura dei morti).

“L’Ignoto è un oceano. Che cos’è la coscienza? La bussola dell’Ignoto. Pensiero, meditazione, preghiera; ecco i grandi bagliori misteriosi; rispettiamoli. Dove si dirigono queste maestose irradiazioni dell'anima? Verso l'ombra, ossia verso la luce. La grandezza della democrazia consiste nel non negare nulla e nel non rinnegare nulla di quanto riguarda l’umanità: vicino o per lo meno a fianco del diritto dell’Uomo, vi è il diritto dell’Anima. Schiacciare i fanatismi e venerare l'Infinito, tale è la legge. Non limitiamoci a prosternarci sotto l’albero Creazione e a contemplare i suoi rami immensi pieni di stelle. Abbiamo un dovere: lavorare intorno all’anima umana, difendere il mistero contro il miracolo, adorare l’incomprensibile e ricacciare l’assurdo, in materia di inesplicabile non ammettere che il necessario, risanare la credenza, togliere dalla religione le superstizioni; liberare Dio dai bruchi” (Victor Hugo, I miserabili).

Ciò di cui mi privo non è quel che sono, perché nessuno è quel che potrebbe essere senza se stesso. Ciò di cui mi privo è solo la ragione della mia inadeguatezza. Sulla superficie di uno specchio d’acqua si muove la profondità della scomparsa. Non del tutto, ma della singolarità testarda di un uomo che finge di credere ancora a se stesso.

Il blog, non mio, dal quale ho parlato, come “miraggio”, è realtà convertita in poesia. Citazione tratta da Josè Ortega y Gassett e le sue Meditazioni del Chisciotte. Fa bene a ricordarcelo, con la “tensione empatica” del ricercatore di razza, Antonio Vassallo.

In conclusione, a mo’ di arrivederci, la frase, pronunciata da Padre Flynn nell’opera cinematografica Il dubbio di John Patrick Shanley (USA, 2008): “È una vecchia tattica delle persone crudeli uccidere la gentilezza in nome della virtù. Non c’è niente di male nell’amore”. Una frase (tratta da AA.VV, Interazioni, Benevento, 2016) a beneficio dei più virtuosi detrattori.

Dopo tanto riposo è venuto il momento del risveglio e di riprendere il cammino, dimenticando il proprio posto nel mondo, i corrispettivi attesi, l’incubo del domani.

Punto di partenza e punto di arrivo sono scritti sul bastone di un rabdomante, un occhio nella sabbia porta le “origini”. Bisogna semplicemente onorare i propri debiti.

Come inseguiti che coprono le proprie tracce. Questa è la vita. Solo un passar velando.

 

 

Commenti   

# profileprofile 2016-12-20 13:20
# RE: Passar velandoMaria 2016-07-15 18:21
(...) "Vivere disposto al volo, sempre, a qualsiasi partenza. E' il futuro inimmaginabile, l'irraggiungibile futuro di quella promessa di vita vera che l'amore insinua in chi lo sente. Il futuro che inspira, che consola il presente facendo diffidare di lui, da dove nasce ogni creazione, ciò che attrae il divenire della storia e che corre alla sua ricerca, ciò che non conosciamo e ci invita a conoscere. Quel fuoco senza fine che incoraggia nel segreto di ogni vita, ciò che unifica col volo del suo trascendere vita e morte come semplici momenti di un amore che rinasce sempre da se stesso. La cosa più nascosta dell'abisso della divinità. L'inaccessibile che discende in ogni momento". Maria Zambrano, Frammenti sull'amore, Mimesis, 2011, p.p. 22-23.

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Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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