Piazzetta G.Romano, n.15, 82037 Telese Terme, BN  P.I.01283530622

La felicità

Valutazione attuale:  / 5
ScarsoOttimo 

 

La felicità è un modo di credere e non far niente per credere. Direbbe Cioran: basta vivere. La felicità è un sì (prima sommesso, poi più forte, infine urlato con le lacrime agli occhi per la felicità), quando viene da dire sempre aspramente no. Il festone che abbellisce la casa in un giorno triste (e tuo figlio, che ti regge la scala, si chiede se sei impazzito o hai bevuto). La felicità è un branco di lupi che scendono a valle in cerca di fame, la nebbia che avvolge la notte. La felicità sei tu che non hai neppure una ragione per essere felice ma ti senti la persona più felice del mondo (“sono nati con te i vivi e i morti”). L’essere è copula, la felicità predicato, il soggetto non esiste, ma questo poco importa, perché è felice. Sono io, sei tu, siamo noi, divisi dall’infelicità. La felicità è il mio amico Felice Cecchini che trema nel difendere la stalla e un vitellino in quella notte di nebbia gelida, sente il branco che s’avvicina ma non vuole proprio andar via. Chi si mette a cantare è felice. Chi si toglie le scarpe, chi stringe un lembo di coperta. Chi si ferma per strada, s’appoggia al muro e vomita. Chi mima lo strazio. Chi fa del male. Anche chi fa del male è felice, pensa sia ben fatto, perché lui è nella ragione, altri (chissà chi, forse tutti gli altri) nel torto. E seduce, sotterra, macchia, senza timore di sbagliare, felice d’aver cancellato dal mondo ogni traccia di se stesso e delle sue debolezze. Non guarda lontano la felicità, ha un orizzonte corto. Mia madre aveva la convinzione che la felicità fosse pulita e applicava l’abbondanza delle mani per stringere, lavare, trasportare (adesso le mani tremano, ma gliele posso accarezzare). La felicità non guarda mai da un’altra parte, si concentra sul furore, sui sassi di una casa bombardata, sul corpo sfinito. Ha bisogno di attraversare il dolore (non quello procurato in allenamento, ma quello inevitabile) per essere felice. Dispone di poche cose, non riceve gratifiche, alla fine della giornata un bel calcio in culo e via. Non si mette a seguire la ragione, cerca i luoghi affollati e quelli solitari, allo stesso modo. La felicità dicono che abbia coraggio da vendere: quando porti addosso il suo giubbotto antiproiettile non ti rende invincibile, fa solo in modo che tu non abbia paura. La felicità è un serbatoio d’acqua piovana per i campi e le stagioni sterili. I suoi avversari sono la superficialità e il rancore. La sua migliore amica, una breve coincidenza. La felicità comincia quando finisce o sembra sia finita. La felicità è un lascito che non si può trasmettere per via testamentaria. Non riesco neppure a raccontarla come vorrei: ci ho messo talmente tanto tempo a capirla, che a procurarmi conseguenze dannose, andando a ritroso, non avrei più il tempo. Le persone, i paesaggi, alcuni incidenti molto gravi me ne hanno messo a parte. La felicità vive al buio, come un senso d’orientamento tra oggetti che non vedi. La felicità ha unghie di vecchiezza e d’allontanamento, come se quelle unghie colorate fossero corteccia d’albero raccolta per bruciare, divenire fumo e profumo in lontananza. La mia felicità si serve di un nome, un cognome, una biografia, può arrivare dove vuole. Si può fare in modo di privarsene (parecchi ci riescono), ma duole. La mia felicità, per quanto sbagliata, per quanto immeritata è la sola cosa che io possa difendere. Mi accorgo che esiste quando me ne sento privo, quando mi ritiro sotto le stelle e l’ammiro. La felicità non è mia, ma è un masso rotolante (per mesi, giorni, anni), è Sisifo dopo lo sforzo che torna lentamente a valle per ricominciare ad essere felice. Sì, perché vi è qualcosa di prevalente che non può soggiacere alla sconfitta del particolare.

 

 

Commenti   

# RE: La felicitàMaria 2016-02-01 18:08
Luce ed ombra si scambiano senza toccarsi, là dove una è la verità dell'altra, "come il giorno che non proviene dalla notte ma la affronta" e il mistero si chiarisce da sé: "splende là dove è nascosto, nel silenzio del testo"

You have no rights to post comments

Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

Accedi

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.