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La pistola disarmata

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Ti capita spesso d’essere disarmato?

Se ti capita e non hai una pistola

Ricaricala e spara

Quando avrai finito

Ogni cosa tornerà come prima

 

Il riposo è un luogo in cui le bambole

Si scompongono in ovatta di fiori azzurri

Che bevono al bar delle ore. Ci credi, amore?

 

Non sono più niente

Solo una nota assente

Che trova riposo nella mente

 

L’amaro riposo di Mallarmé

 

Al dunque, al dunque

Grida uno qualunque

Fuori alla chiesa

Della sua lunga attesa

 

Menzioni non date

Son quelle donate

 

Ventriloqui i giorni

I giorni più che le notti

Assiepati tra i boschi di

Avanzate rovine calme

Dopo il fuoco e gli anni

Che lo hanno consumato

 

Le parole cadono da sole

Ogni occasione di spasmo

O d’inchiostro deforme

Libera le punteggiature

 

Come un vuoto di potere

Come un caffè lungomare

La crisi sulla bocca di tutti

 

La pistola ha smesso di contare

I suoi colpi dopo molti battiti

Sembra che uno sia più forte

Perché proviene dalla novità

Di fare dei semi un appetito

 

Quando l’ultimo colpo sarà sparato

Nessuno sarà morto o avrà pianto

Il cimelio della giustizia infranto

 

Brusche parole cadono da sole

 

Non ti piace che sia così

Non finisci di leggere

Comincia un’altra avventura

Un’interminabile serie di

Giochi di luce e d’ombra

La tua stenosi occipitale

Non ti piace essere stato

Essere ancora senza far niente

Per te stesso che godi della veste

Strappata e dell’anima lambita

La tua vita la vita è finita

 

L’innesto non sanguina più

 

Le vigne scorrono l’abbondanza

Il sole asciuga le foglie il tuo sole

In cerca di foglie divenute rughe

Col muso olfattivo del sottobosco

E tu che per un attimo sei vivo

Pensi dopo questo naufragio

La mia imbarcazione diverrà poesia

 

Come si fa come si fa

C’è da onorare l’impegno

Da registrare la nascita e la morte

Da comprare il disordine la fretta

Non si può chiudere la porta

Non si può spegnere il telefono

Dopo quest’ora quest’intervallo

Come si fa a baciare il bacio

Che si è dato come se fosse l’ultimo

Perché il tradimento è universale

Ma l’amore il mio amore non

Può essere tradito da una malattia

Da un ricordo da una mancanza

L’amore è in altre mani

 

Se le parole cadono da sole

Il nostro tacere ne parla

 

Sparerai disarmato

Impreciso libero

 

Gioia di vivere incatenata

Non redarguire gli istinti

Liberali nel pieno dell’ombra

 

Luce prodigiosa luce di penombra

Fioca e splendente

Mi separo da te ogn’ora della vita che è in me

Io sono la tua ricerca la tua scoperta

I miei occhi si consumano al pensiero di vederti

Neppure un giorno trascorrerà a lume spento

 

La politeia è medusa che sorride

 

Rema rema si sposta appena l’imbarcazione

Basta una piccola nota in condotta lo scivolo

D’una rivolta come il precipitato in soluzione

Acquosa per vendicare quel poco della morte

 

Malvezzi al seguito d’ingombranti ignoranze

Finiscano questi criminali debuttanti duettanti

Per cadere dal palco sul quale cantano oscillanti

Trasportino i morti per oltraggio sull’altare della

Nostra povera patria in braghe di tela televisiva e

Il cumulo dell’immondizia prenda fuoco come una

Rivelazione nell’orto degli ulivi dove vige il silenzio

 

Ora so quel che va fatto è giunto il tempo di farlo 

Scenderò in cantina anche se non ne ho una

Preparerò l’arma del coraggio della tolleranza

Farò come don Tonino Bello con il suo mosaico

In cerca di pace nella fitta nebbia della Madonna

Marcerò su Sarajevo con il cancro della guerra e

Della sofferenza ficcati nella testa come un chiodo

Non mi fermerò ora che ho cominciato a camminare

Andrò avanti ovunque mi conduca questa strada di

Pace disseminata di morti ammazzati e di bombe nuove

Se non dovessi essere compreso chiederò a Paolo in

Un ultimo colloquio di difendermi dall’olimpo della

Sua malattia come se stessimo dopo i fatti e la storia

Mi cullerò sull’amaca sdrucita della Misericordia nella

Bella giornata primaverile in cui don Tonino morì alla mia

Stessa età e canterò la preghiera in gennaio di De Andrè

Disarmata da un ragazzo e dalla sua guerra dei vent’anni

 

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.