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La legge dell'affanno

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Gli ultimi saranno gli ultimi e i primi saranno i primi. In una società diseguale si nega la diseguaglianza. In questo modo, si afferma che esista il suo esatto contrario.

La ruota instabile del consumo, la scuola che non insegna a imparare, la robusta emorragia cultuale scambiata con forme di liberalizzazione dei costumi, tutto devia lo spirito affaticato sulla salita del vivere quotidiano. Contro la verità. E il senso.

Nel Deuteronomio (31.6), Mosè rivolge tonanti parole ad Israele: "Siate forti, non temete e non vi spaventate di loro, perché il Signore tuo Dio cammina con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà". Bisogna leggere questa legge, perché sia udita.

La legge non è quel che dici ma quel che senti. Nel pronunciarne le parole devi ascoltare il messaggio che contiene, devi batterle all'unisono, fino a che la tua voce non si confonde con essa. Pasta lavorata dalle stesse mani e da un unico cuore.

La legge è un atto superiore. Non di pura forma, non un gesto impulsivo o transitorio, non il germoglio di una serra, ma una forza selvatica e metodica che accarezza il povero, l'affranto, il perduto e non può fare a meno di esistere all'infinito, come una voce nel deserto che l'eco richiama alla vita attraverso il mirabile disegno celeste.

Chi le nega ingresso alla propria terra ignora che ogni rifugio può essere scovato, ogni casa andare distrutta, ogni reputazione macchiata dal sangue dell'assassino come da quello dell'innocente e non si può tornare sui propri passi quando ci si allontana.

La legge non ammette perdono. Chi pronuncia falsamente il suo nome sarà travolto dalla rovina che determina, come un masso che rotola dall'altura e cerca nel suo inarrestabile cammino la bassezza per dimenticare l'elevato grado di giudizio cui tendeva, l'innevata promessa che rarefaceva il respiro e la nettezza dell'aria ferma.

Eppure nulla è più invitante della legge, che ti attende per assecondare il capo al moto generoso di una carezza e al lancio prodigioso di una certezza: una similitudine che non ha simili, eppure siede tra gli ultimi come se fossero i primi, e li conforta.

La legge di cui parlo è la legge del cammino, del coraggio e della verità. Una legge molto difficile da pronunciare e altrettanto difficile da udire, perché nessuno vuole darle spazio nella propria vita, pur essendo di gran vantaggio per tutti. Non si comprende il motivo di una tale inspiegabile condizione di disagio. Gli uomini se ne rammaricano come se la cercassero. In realtà, hanno timore che la legge imponga loro un cammino, un coraggio e una verità che non sono in grado di sostenere. Allora la modificano, la convertono, la piegano alle esigenze del momento, credendo di sapere che l'invocazione al perdono li potrà salvare. Ma non è così. La preghiera trova la mente in cui riposare se il suo travaglio è sincero, se il dolore ha affinato la voce.

Quando ti fermi dove non sei mai stato e ti guardi intorno trovi la gioia dell'affanno.

Commenti   

# RE: La legge dell'affannoMaria 2016-01-01 08:38
quando la Poesia si sposa con i ritmi del mondo e della creazione giunge alla sorgente sacra della geografia (scrittura della terra) e della geometria (misura della terra) divenendo essa stessa la carezza di Dio

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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