Piazzetta G.Romano, n.15, 82037 Telese Terme, BN  P.I.01283530622

Block notes uno

Valutazione attuale:  / 3
ScarsoOttimo 

Paradisi o paradigmi letterari. La mia missione è affine ad altre: non dar corpo a niente che non sia corpo. Non come vogliono questi "idioti dell'orrore" (Franco Battiato, Bandiera bianca), che rivendicano il diritto di sentirsi copulanti modelli di un giorno di sfratto popolare, dalle bieche abitazioni del proprio concistoro esacerbato alla ribalta della storia.

Esiste un insegnamento di "Diritto e Letteratura" all'Università degli Studi del Sannio. Si tengono riflessioni su libertà, fraternità e uguaglianza per un'etica della parola. I paradigmi letterari diventano doppi sensi, luoghi comuni, per un'etica della parola fondante il senso di umanità, spogliatasi in qualche bagno di potenza cosmica della stupidità umana (Gustave Flaubert, Il dizionario dei luoghi comuni). Etica è dare velocità. Etica è scrivere la rappresaglia ogni volta che la retorica del cambiamento bussa alla tua porta, ogni volta che il rispetto di te stesso fa fatica a respirare, ogni volta che Edgar Allan Poe ha un cuore rivelato. La lingua universale dell'ovvio discorre per chilometri d'inerzia calati dall'alto come gli Unni su deboli sudditanze. Non è lontano dalla terra infausta, ricoperta d'odio e di sangue, Il governo di Dio del vescovo Salviano.

Mi prende un'ira, una febbre, sembra allegria ma non lo è, sembra bellezza ma non è bellezza, è solo la voglia di deturpare il quadro che si può ammirare senza toccare. Scolpirgli sul ventre una statua di polpa, un abisso di perdizione, una tromba delle scale senza ascensore, nella quale scendere scendere all'infinito.

Il dolore! Rompere le righe e gli indugi, venire allo scoperto. "L'amabile arte di farsi dei nemici", esercitata da Angelo Maria Ripellino nelle sue Notizie dal diluvio, che scrive: "Ho paura dell'infernale contabilità della storia / che biffa e depenna anche gli innocui, gli innocenti, / gettandoli fra le braccia danzanti dei roghi". Egli invoca "collusione" privata con "sofferenza" pubblica, come il "male del mondo, in giorni di travolgimenti, proteste, disastri, intrighi" e "rigurgiti, affanni, proclami, desolate speranze". Epoca in cui "presunzione con insipienza s'accopula". Quando la poesia andrà letta e riletta molte volte. Straziantemente.

Il futuro che verrà non sarà diverso. Farà finta d'essere un'altra cosa! Un "vitreo deserto", una "uniformità" impressionante. Non siamo più capaci d'ascoltare l'eco dei bersagli che hanno raggiunto la luna, il suono dei loro gridi. Ci facciamo solo compagnia con parole d'umanità ingannata. Facciamo proseliti tra gli assassini.

Ripellino proclama, da occhiali scuri, il suo perdono. "È deciso. La prossima volta farò lo stesso mestiere". Se s'inverte l'ordine dei fattori il risultato non cambia. Anzi, si mostra lo sfacciato arbitrio. Brina lacustre.

Il mondo, questo infausto marchingegno che spara nel mucchio mentre un fuggi fuggi sembra discendere dalle cattedre della sovranità affollata lungo i muri impiastricciati delle costituzioni popolari, i nostri padri lo hanno ricevuto in prestito dai loro figli e non ne hanno fatto buon uso. Lo hanno consacrato e dimenticato.

La scienza morale è una scienza elitaria, per quanto potenzialmente suddivisa in ciascuno di noi. Infatti, le facoltà morali nell'individuo sono attratte ad un centro surriscaldato che le anima e le fa collidere, fino alla loro reciproca distruzione. La storia della morale è una storia di selezione naturale (il cielo stellato di Immanuel Kant è la sua mina interiore). Troppa verità ottunde. L'ottundimento della verità è causa di un affacciarsi, di un perdersi e di un interrompersi. "Scovare un covo, più piccolo di un bacello più lieve di un uccello".

La domanda persevera, contro la "evidenza dei fatti", scaduti alla disarmonia del "pettegolezzo" (qui, Daniel Pennac con la sua Lezione d'ignoranza). Può la poesia salvarci? Può, di certo, illuderci, seppure con qualche impatto mortale sulla "realtà". Tornano alla mente di nuovo le Notizie dal diluvio precedentemente menzionate. "Come illudersi nella poesia, quando alcuni governi / mandano ancora in prigione per divergenza ideologica? / Quando esistono campi di pena e segrete e tortura, / e l'uomo è schiacciato dai soccorrimenti fraterni, / dalle moíne di una premurosa censura?". Paga dazio alla "intolleranza", nel 1960.

L'ardua opera di un discorso sull'etica sta nello sperimentare il senso (e il non senso) delle parole, sta nel percorrerne (senza perdervisi) il labirinto che esso propone, sta nell'imprimere uno slancio ma non scegliere una direzione, sta nel segnare con nomi comuni di cosa i luoghi per vederli affiorare. Ma la difficoltà più grande sta nel dare una voce al silenzio e un'eco ai silenziosi. Penso alle profezie di Pier Paolo Pasolini sulla "delusione della storia", che "ci fa giungere alla morte / senza essere vissuti", penso a certi "possessori del sole" della sua Poesia in forma di rosa. E a quel verso di Una disperata vitalità: "La morte non è / nel non comunicare / ma nel non poter essere compresi". Perché la vita – nella poesia, fra tante, che preferisco: La realtà – appare come "l'urlo di un innocente che protesta / contro un'ingiustizia di cui è trastullo".

Venitemi a dire, ora, che è meglio l'Occidente si faccia da parte, il gioco non vale la candela, e banalità del genere. Il mondo non può respingere i suoi figli, neppure uno può andare perduto. Viene da lontano il bando all'umanità e il "premeditato disamore". Si è cominciato con il perseguitare il cuore, diventare ipocriti con se stessi, rinchiudere la libertà in un giudizio "subito senza senso". Ed è pronto l'eccidio, la fame. Poi i deboli e gl'insani sono stati esclusi, i nobili mescolati a ineguagliabili turpitudini. Ed è pronto il martirio, la vendetta. Infine, le facce hanno preso le sembianze invecchiate dei guitti, si sono smarrite. Ed è pronta la recita.

"Solo a chi abbia genio, ispirazione divina e sublimità d'eloquio, va concesso l'onore del nome di poeta" (Orazio). Non ci si intende a breve sul valore delle parole. Bisogna aspettare che passi la piena e quel che non era traducibile per Alessandro Manzoni lo diventa per noi, memori d'una memoria perduta di strofa.

La superficie della permanenza reclama lo spazio contingente di una nuova profondità.

Scrive Costanza Miriano sul suo blog: "Quello che ho capito è che quando hai frequentato il dolore [...], hai educato il tuo cuore a starci, hai accolto le tue ferite senza nascondertele, senza scappare, ma facendoci i conti, hai dato voce a tutte le tue domande, hai visto tutti i tuoi lati oscuri oltre a quelli più presentabili, hai visto come poco si sa fingere quando si sta male, allora non hai più paura di vedere niente".

Ogni giorno è una rivoluzione, ogni giorno è una morte. Non bisogna più far finta che non accada..

Oggi sono trentacinque anni che una parte della mia famiglia se n'è andata, come un terremoto nel terremoto irpino del 1980. Val la pena confessarlo, con la testa tra le mani, a Lella, a Maurizio, a quella tarda sera autunnale.

I blow to heaven. Lo ha scritto William Shakespeare nell'Otello. Lo canta Domenico Modugno nella traduzione creativa del Pier Paolo Pasolini di Cosa sono le nuvole. La "straziante meravigliosa bellezza del creato" di Totò/Jago. Siamo così soli! Eppure non lo siamo. Ripetiamo con loro: "il derubato che sorride / ruba qualcosa al ladro / ma il derubato che piange / ruba qualcosa a se stesso". Basta una Lettera dall'oltretomba a commemorarci. Don Milani scrive: "è stato l'amore dell'ordine che ci ha accecato". Va considerato, come dopo un 23 novembre 1980, che dietro ogni morte vi è una vita che deve essere difesa. Non con l'ordine, l'obbedienza e il degrado, ma con la giustizia, la forza e l'avvertenza. Un'etica cromata e affine a molte altre, che discendono dal cielo o risorgono dalla terra. Soffi vitali sconosciuti ai vivi.

La mia etica ha replicato stagioni fredde e peregrinazioni calde, che mi hanno tolto il saluto. Forse è tardi per tornare indietro, alle mani di mia madre o a quelle di mio padre, deliberatamente punitive e affettive, prima di ogni possibile scelta. Il corpo, privo di senso, non annoda un filo, non spezza una catena. Una religione spinale tiene insieme i lombi, c'impedisce di riflettere sulla nostra morte e di distrarci in un altrove.

Serve una rivoluzione, ogni giorno, e una morte, ogni giorno, per rinascere alla vita sottratta. Le braccia del pensiero ci aiutano a sollevarci quando la dicotomia ci dice che la differenza non esiste, che siamo stati giudicati uniformi, impossibili al tratto di vernice medicamentosa dei nostri sentimenti in auge. Schiavi!

Non ci sto. Non dipende solo da me. Ma da quel che ho vissuto, quel che mi si è intrecciato così stretto, ardito, bruciante da non lasciarmi spazio. Il mio gesto d'inverno che cerca la palude e i fiori. La voglia d'essere ancora simile all'onda che culla i naviganti mentre il viaggio trema d'arrivare a destinazione.

La fine di tutto traspira la solitudine sepolta dei falò in una falce di luna.

Commenti   

# RE: Block notes unoMaria 2015-11-24 20:15
...ma tu hai stelle che ti appartengono...

You have no rights to post comments

Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

Accedi

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.