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Il giorno vivo

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Il giorno è vivo. Oh, se è vivo! Mi chiamo Angela Notte, praticamente nessuno. Il mio nome ricorre nel giorno di oggi, e in tutti i giorni cattivi che ho attraversato, come se fossero i colpi inferti da una spada. Non ci ho messo molto a capire che la mia vita sarebbe stata quella di una schiava. Nessuno mi puliva le labbra piccole quando mi sporcavo e se c’era da tirare le botte sul capo, mentre piangevo, non venivo risparmiata. Un uomo ho sognato. Tutta la vita l’ho sognato. Poi, ho smesso di sognare. Mi riparo dalla pioggia con lo scialle che è stato di mia madre, mi tengo cara anche la sua durezza quando lo stringo tra le mani come un rosario a cui manca la preghiera. Ho avuto figli. Tutti morti. O, almeno, così io ricordo. Uno disperso in Russia, gli altri fuggiti per cose importanti in queste città del mondo che rendono uguali e invisibili. Ho grandi occhi neri. Capelli lunghi, biondi e crespi. Se un uomo mi guardasse mi troverebbe bella. Quando vado a fare i servizi a casa di P. vedo il mare. La corriera passa un’ora dopo la fine del lavoro. Mi prendo una sedia rotta, di plastica, sotto la scogliera, e rimango lì immobile, in silenzio, ad aspettare che passi l’onda, ma l’onda non passa mai, continua a trasmettermi i battiti di un mondo che non c’è, e io resto in ascolto, come la bambina di una volta, con la radio di mio padre nascosta sotto al cuscino. Mi è capitato di perdere la corriera un giorno d’inverno, ha fatto scuro e quando sono arrivata a casa mio marito mi ha picchiata. Me lo sono meritato questo animale di marito sempre pronto con le mani, tutto il giorno in casa senza far niente, stanco e marcio, tirato a bere e a gridare, o a far festa con i suoi fratelli, più disgraziati di lui. La mia vita è un inferno. Ho le mani piene di lividi, invecchiate, anche se non mi sento come le mie mani. Ho dolori dappertutto, eppure il mio corpo lo sento vivo come un fiore che deve ancora sbocciare. Nessuno si accorge di me, anche se non sono brutta. Nonostante io sia docile, capace di grandi pesi, un mulo, nata per la fatica, mi temono Se qualcuno vuol sentirla, voglio raccontare la mia storia, non subito, con il tempo, non sono stata abituata a parlare. Con gli altri, intendo. Da sola, mi faccio lunghi discorsi che non finiscono mai e rido di quanto sono scema. Poi, quando divento sazia di risate, piango per la mia sorte infelice. Sembro uscita da una fiaba che non si può raccontare. Me ne vado di notte, come una lampada con i miei capelli lunghi e biondi, a cercare la strada del ritorno, dopo quella dell’andata, buia anch’essa, alle quattro del mattino. Ma non ho più freddo al cuore perché ho trovato un libro, un piccolo tesoro abbandonato tra i rifiuti di una discarica vicino casa, un libro magro di poesie. Da quel giorno, ho scoperto che qualcuno mi ama, è un poeta, con un nome dolce, parla di me, mi pensa tutto il giorno, e la notte. Sta scritto. Tutto scritto. Mi ha promesso che mi porterà via, verrà con le sue braccia di fuoco e mi spoglierà delle foglie. Tra le sue braccia, sotto voce, diventerò cenere, purissima cenere, così che mi possa sollevare. Così, tra l’aria e il vento. Ci ho fatto l’amore, per gioco, molte volte. Giorno e notte. Davanti al camino, sulla sedia a dondolo, è il mio momento preferito. Mi prende come piace a me. Alla fine mi vergogno, ma non mi pento. Non c’è niente di più forte della stanchezza, della solitudine, della malinconia di una donna. Ma lui è il mio mondo infinito. Mi ridà vita, gli confesso le mie pene, mi stringe a sé, sotto l’ombrello del suo amore, e tutto passa. Aspetto solo che mi telefoni per avere la conferma che esiste. Non ha il mio numero ma i fili delle stelle, anche quando non li vediamo, fanno strani giri per portarci le notizie che aspettiamo. Lui ci riuscirà, perché è un poeta. Quando apro gli occhi, dopo una notte insonne, dico “non ti conosce, non sa neppure chi sei”. Ma sbaglio, ho il cuore duro per le troppe sofferenze, non capisco niente. Invece, il giorno, anche se grigio, è sempre vivo. Il giorno non aspetta altro che toglierti la paura, farsi bello per te, che gli vai incontro come una sposa. Da quando esiste, la sua poesia è la ragione di vita. L’ho imparata a memoria, la recito, qui nella mia testa. Ci siamo conosciuti, tra i rifiuti, il 29 novembre, era un giorno di festa. Sulla tavola da pranzo, da allora, metto il colore appassionato di quel giorno di vita, per non sentirmi più sconfitta, per sentirmi libera. Nessuno lo sa. Se pure lo sapessero non capirebbero fino a che punto mi sono spinta per trovare quel che cercavo: l’uomo dei miei sogni, non l’uomo perfetto, solo una mano buona, una parola gentile, una presenza. Adesso devo andare, ho i fagiolini che bollono in pentola e i pomodori da pelare, rossi come il mio cuore. La sua poesia mi ripete: “Sento d’essere attesa, frugale, ad un tempo fortissimo”. Non ho bisogno di crederci. Ora lo so.

 

 

Commenti   

# RE: Il giorno vivoMaria 2015-10-02 18:39
Lo splendore della parola poetica consente di ricevere il dono della Libertà, sorvolando l'u-topia della liberazione. La mensa è apparecchiata di magia, il colore è Luce perchè "abbia luogo" il tempo, lo si possa abitare.
# L'altra veritàAngela D'Abbiero 2015-10-02 10:26
« Ma il giorno che ci apersero i cancelli, che potemmo toccarle con le mani quelle rose stupende, che potemmo finalmente inebriarci del loro destino di fiori, oh, fu quello il tempo in cui tutte le nostre inquietudini segrete disparvero, perché eravamo vicine a Dio, e la nostra sofferenza era arrivata fino al fiore, e era diventata fiore essa stessa. »

Alda Merini, L'altra verità. Diario di una diversa

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.