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GIUSTA

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Progetto informativo, formativo e di assistenza per una democrazia processuale/politica.

Una delle più sorprendenti scoperte archeologiche di tutti tempi è il cosiddetto processo di Petronia Giusta. Si tratta di un dossier composto da diversi documenti (atti di ricomparizione e testimonianze) vergati su tavolette cerate (il materiale scrittorio dell'antichità) che riguardano la giovane Petronia Giusta e la sua richiesta di accertare il proprio status e dunque la pienezza dei diritti civili.
Si tratta di un vero è proprio faldone giunto a noi dall'antichità grazie al disastro del 79 d.C., e non di complicate elaborazioni di giuristi o di notizie variamente riportate dagli autori antichi la cui attendibilità deve essere vagliata in base a finalità poetiche o ideologiche. Questi rarissimi documenti epigrafici furono rinvenuti negli anni '30 del novecento a Ercolano fra i reperti dell'eruzione del Vesuvio in una cassa di legno carbonizzato al piano superiore della casa del Bicentenario. La causa fu promossa nel 75 d.C., tre anni prima della famosa eruzione, dalla giovane Giusta, "Spurii filia" che vorrebbe dire figlia di N.N. Così risulta dagli atti. E fu promossa contro una certa Calatoria Temide, vedova del defunto Stefano. Giusta pretendeva di essere una donna libera, però Calatoria pretendeva ostinatamente che Giusta fosse stata in passato schiava sua e di suo marito Stefano, e che lei stessa avesse provveduto a liberarla sia pure in tenerissima età. Forse Giusta non si sarebbe preoccupata tanto di stabilire se nei primi due anni di vita fosse stata libera o schiava se non ci fosse stato di mezzo – secondo i due grandi filologi Arangio-Ruiz e Pugliese Carratelli che curarono la prima edizione dei documenti – un giovanotto di elevata condizione che la ragazza intendeva sposare. Già Arangio-Ruiz aveva notato che sia l'attrice che la convenuta portavano due nomi di fantasia attribuendo a entrambe una estrazione modesta. Ma i loro nomi per noi sono ancora più evocativi perché Giusta appare come "la giusta" che richiede la pienezza dei suoi diritti civili a Themis stessa, come è noto la dea greca della giustizia e dell'ordine sociale. Purtroppo non fu mai ritrovata la sentenza e non sappiamo – ma possiamo auguracelo – che la storia di Giusta abbia trovato un lieto fine.

 

Aglaia McClintock

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.