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Una vita nascosta

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La "generosità" è scolare, apprendimento primo delle nuove generazioni. Qualcuno la chiama "solidarietà", ma quest'ultima parola suppone compiuto un lavoro ancora da intraprendere. Allo stato una comunità, le cui fondamenta evocavano i nostri padri costituenti, non esiste. La solidarietà afferma l'esistenza di un campo d'azione circoscritto che prende l'opera individuale e la colloca nello scaffale collettivo. Non credo che siamo in grado di esprimere appieno la parola "solidarietà". Tuttavia, per parlare di "generosità" vanno prese alcune decisioni "politiche" su noi stessi che non possono revocarsi ad ogni contingenza: dobbiamo tornare al mistero della nostra vita, capirne le tappe e realizzarle, di là dalle apparenze che, nel rilevarsi, nascondono i segni della Storia; dobbiamo allontanarci dal consueto trastullarci con le inezie e prenderci cura di noi stessi in maniera militante; dobbiamo incontrarci e riconoscerci, scoprire nella lotta per la sopravvivenza che l'altro da noi ci specifica e che la sua vita compone la nostra. Dalla mia finestra vedo in lontananza i monti che amo, la natura benigna che erge le cime folte e impassibili al cospetto di una ritirata di nuvole stese. Mi aspetto che la natura benigna mi aspetti. Non faccio elucubrazioni, ma trovo incomparabilmente dolorosa l'indifferenza degli uomini alla sorte dei propri simili, dei meno fortunati, dei meno lucidi, dei meno saldi. Lo ripeto fino alla noia: non per scelta ma per necessità uscire dal recinto della soddisfazione dei bisogni personali, andare incontro all'altro, accoglierlo. "Quintessenza" è sia la peculiarità essenziale di una realtà, sia il grado massimo di una qualità. Per Aristotele l'etere come quinto elemento costitutivo dell'universo, aggiunto ai quattro della fisica di Empedocle (acqua, aria, terra e fuoco). La "quintessenza" è l'essenza dell'insieme, il primo passo dalla "generosità" alla "solidarietà". Qui nel Sannio, in questi giorni, l'aria è carica di olive e di rami tiepidi di odori di campagna, lasciati a respirare come pane raffermo in un'immensa cucina inattiva. Questo luogo misterico per me è come lo spazio di una pedana, il recinto scolastico in cui dibatto e confuto, sono dibattuto e confutato, nel quale la dialettica possiede le fibre dei sogni e le avventure irripetibili che essi procurano. Le fibre sepolte. Bisogna avvicinarsi ai cancelli chiusi dei sogni, altrove descritti, e tentare di scorgere la festa che vi si nasconde. Entrare non ci è comune. Non tutti saremo capaci di superare il limite che ci è posto. Una parola magica non basta. Molto sacrificio! Qui noi resteremo svegli per secoli dopo la nostra morte, tradotti nelle lingue di un appello muto, le lingue sconosciute dell'oggi. Siamo destinati ad una scoperta che non ci ricoprirà. Con il passo del vento percorreremo la lentezza della fretta e ad ogni singola parola dedicheremo una rubrica. Non saremo maestri ma allievi, per incitare altri allievi a seguire il nostro esempio. Mostreremo agli occhi un cerchio di fuoco che racchiude le foglie senza bruciarle. Sapremo, e sapremo spiegarlo, che la festa di un uomo è la sua parte in ombra che ha preso luce. Sul versante in cui cade il passo del vento viaggeremo, oltre noi stessi, per ritrovarci nella somiglianza agli antichi scolari greci. Però non faremo le loro mosse, colmeremo la misura della ragione e la supereremo, perché se l'uomo è la tunica che indossa un simbolo non ci rappresenterà e, nudi come siamo, indosseremo soltanto una vita nascosta.

 

 

Commenti   

# Bonga-bonga ed UmanesimoPATRIZIA BOVE 2015-01-07 10:53
Quì, fuori dalle finestre della nostra Valle, la Natura rigogliosa ci restituisce la prova della Sua generosità! E’ difficile capire perché l’Uomo, che pur fruisce di tanta generosità, non sia portato ad azioni orientate al rispetto di un bene così prezioso e , nel suo vivere quotidiano, sia invece dominato dall’egoismo,dal desiderio di affermazione personale, dall’ostentazione di quello che “ha” piuttosto che di quello che “è”. Il bonga-bonga di questi giorni è l’amara e patetica dimostrazione di una società basata sull’edonismo sfrenato e sull’impossibilità di realizzare una solidarietà civile, presupposto fondamentale di una civiltà degna di tale nome.
Tu, mio caro amico, sei per certi versi una voce fuori dal coro ed i tuoi richiami a valori – ahimè- maltrattati ed accantonati, ti collocano nel novero dei Maestri che "indossano la tunica"- magari un po’ demodé- dell’ Umanesimo inteso come concezione del mondo basata sulla solidarietà e sulla dignità dell’Uomo.
# "Fondazione di Quintessenza"maria zarro 2015-01-07 10:52
Mi emoziona condividere "il passo del vento", nell'etere che per sua definizione "trasmette" e trasmette la "magia" dei quattro elementi, in acrostico "FATA" (= Fuoco Aria Terra Acqua). "Fondazione" di "quintessenza". Ripenso anche a Luigi ed al suo modo di condurre la Rilettura dei Classici, a tutto ciò che rende possibile la Fondazione dove "vivi nascosto" alla maniera di Epicuro. Tra poesia e filosofia "fondi" il diritto, il proprium dell'amore "fondato" sulla conoscenza: "a chi ti vuole portare via la tunica tu dagli anche il mantello". L'amore scardina l'accettazione passiva ed "il cerchio di fuoco racchiude foglie senza bruciarle", le abbraccia, le custodisce. Logos, fuoco e parola, fiamma d'Amore che consente il "luogo" dell'incontro nella Parola perchè si possa ac-cogliere, nella consapevolezza che una sola vita non basta per imparare ciò che dobbiamo, ma che la nostra vita si intesse delle e nelle fibre dell'Altro.Il "testimone" si riceve in consegna per poterlo trasmettere...
# Kenosisluigi santonastaso 2015-01-07 10:48
Caro prof,
attraverso le Sue parole colgo le ragioni stesse dell'esistenza della Fondazione. Ragioni già da sempre aporetiche, incapaci di rendere conto della loro fondatezza. Perché ci ri-troviamo? E' possibile pensare una generosità esente dal proprio ego?Mistero della vita e dovere, solidarietà e lotta per la sopravvivenza ricorrono nella Sua riflessione. Qualora fosse possibile, in che modo attuare la loro sintesi? Quanto ci sentiamo responsabili rispetto al riconoscimento di un dovere limitante la propria volontà?
Questi temi erano già noti a Platone e Paolo, arrivano fino a Kant e Leopardi, attraversano secoli.
Chi scrive, però, pensa che la Sua non sia solo la testimonianza di una difficoltà originaria bensì uno sguardo maturo, non semplicemente frutto di esperienza ma della decisione di pensare la propria temporalità nel Mistero. Il sapersi ignoranti e immersi in esso è la radice di un possibile svuotamento dell'io.
Continua.
# Kenosisluigi santonastaso 2015-01-07 10:47
E' necessario acquisire sensibilità nei confronti dei volti e delle cose che abitano con noi. Probabilmente riducendo la nostra espansione saremo in grado di dialogare drammaticamente e prolungare la nostra finitezza nello sguardo altrui.
Guardo gli alberi e penso alla nostra terra devastata, mi interrogo lottando. Siamo la domanda.
Con molto sacrifico, percorriamo insieme il deserto.

Luigi Santonastaso

P.s. mi scuso sin d'ora nei confronti dei lettori di questo blog della brevità e della velocità con cui ho affrontato i temi in questione. Spero di gettare le basi per un'interrogazione che si andrà articolando successivamente e comunitariamente.

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Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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