Piazzetta G.Romano, n.15, 82037 Telese Terme, BN  P.I.01283530622

Sia così (sopra l’11 settembre)

Valutazione attuale:  / 1
ScarsoOttimo 

 

 

Nessun uomo, nessuna donna nascono per infliggere una pena. Eppure sono entrati nel cerchio della vita inviolabile e lo hanno bucato con l’ago della precisione di offendere, e offendendo esistere. Chi si è trovato sul cammino di quella tensione acuminata è stato avvolto dal fumo del crollo, non ha avuto il tempo per annunciare, in quella pozza di sangue, il regno di Dio, non ha avuto l’agio di uno spostamento per vedere quel che gli toccava di vedere. Cadeva su di lui un mondo senza gli occhi precedenti, il mondo arido e mai visto dei campi di sterminio, delle stanze di tortura, dell’assenza di ragione, sporco, incolto e definitivo. Un mondo di fame stretto al seno del terrore. Un paradiso per gli eletti votati al martirio, luogo di grida, di lacrime, di storie spezzate. Un segno brutale steso sulla linea dell’ultimo orizzonte.

Il mio cuore è un nuotatore in un mare di vernice. Le esalazioni tolgono il respiro. Il sole brucia le croste. La mente si assopisce sul fianco dove il cuore è trafitto. Ho fame di vita, ma la bocca è piena di amarezza. Tutto mi è represso. Tutto mi reprime. I giocattoli del passato spiano le mie mosse. Il tocco leggero di una mano incornicia il salto caduto. Vorrei che il mare non fosse così denso di notizie! Vorrei l’impossibile carezza di un nemico che nemmeno conosco. A cosa è servito sorridere ad altri, accostare le schiere degli alberi alla quiete della campagna, imbiancare le pareti di una nuova casa se una parola così grande come Amore non significa niente? Non desidero che rivedere chi ho perduto, per un istante ancora: è stata monca la mia vista mentre credevo di assistere alla potestà infinita. Ciascuno mantenga la promessa, e il germoglio che gli è caro abbia un ramo su cui fiorire. Non sia destinato a noi il tetro inverno del mare di nera vernice.

Il più difficile dei giorni sia chiamato al giudizio degli uomini. Io penserò ad altro, alle chiome mosse dal vento di mille stagioni variopinte. Chi si distacca dal vivere non torna indietro. La partenza è la fine. Neppure una parola di conforto, solo la memoria di un versetto da schierare a difesa. Lo stesso versetto impugnato ad offesa. Non vedrò quel che mi è negato. Si geme per piccoli oggetti. I miei stanno in un palmo di mano, è tutto quel che lascio. E una strada di sole abbracciata all’ombra degli alberi nella quiete della campagna. Mi dico “sia così”. Non chiedo certezza, speranza o favore. Chiedo solo che qualcuno parli, che qualcuno ascolti.

 

 

You have no rights to post comments

Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

Accedi

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.