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Lo Stato di Grazia

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Lo Stato di Grazia non è lo Stato che ci garantisce, redime ed affligge, il soggetto di diritto pubblico al quale affidiamo le nostre vite, non sapendo cosa farcene in sua assenza. La personalità giuridica di un tale leviatano ci sovrasta ma noi tolleriamo ogni cosa; oppure chiediamo ad esso un aiuto ma ne ostacoliamo gli effetti ogni volta che disdettiamo le sue regole o facciamo finta che non esistano.

Lo Stato comunemente inteso non sembra somigliare allo Stato di Grazia. Spesso evochiamo il primo, con qualche difetto di precisione, quando parliamo di Nazione e di Patria. Al suo seguito camminano molti martiri, con un’idea nella testa e poca concordia tra loro. Le croci sul petto inamidato delle steli militari sono piene di nomi che rincorrono una Storia mai scritta, come se quel che raccontano fosse buono a prescindere. Lo Stato di diritto tace, non parla, tace e detta memorie. 

Lo Stato di Grazia non ha mausolei, frazioni di conti economici, gradi di giudizio, corpi astratti e mimesi del potere dell’uomo sull’uomo, non ha niente di tutto questo nella sua bisaccia piena. Lo Stato di Grazia ha il sole teso dall’arco del Sagittario, che scaglia un dardo a grande distanza e lo vede conficcarsi nel cuore collettivo del mondo vivente. Nessuno può toccare colui che langue nella condizione miracolosa del sole di dicembre. L’Uomo in Stato di Grazia ha diritto di gioire di quel che gli è donato, e nulla può possedere. Egli sarà ricordato con il nome di molti uomini, messi in comune dalla fonte che li sgorga. Lo Stato di Grazia si espone al laborioso consenso dell’Amore, un consenso che richiede innumerevoli sacrifici, responsabilità indicibili e poche ritrattazioni. Sorride a chi sorride, piange con chi piange. Si ferma e pensa. Uno Stato sospeso tra terra e cielo. Provate a stampare la fotografia della sua immagine, non troverete altro che l’ombra negletta di una chimera. Chi ne è avvolto non ha più la testa sulle spalle, non trova la strada di casa. E impiega tutta la vita per un gesto soltanto. Una riconciliazione, un perdono, una promessa, una scommessa.

Si chieda allo Stato di fare il suo lavoro, ma gli si anteponga la gratitudine per un minuto ancora di felicità. Il futuro dell’uomo è un pensiero grato all’uomo, alle sue opere, a tutto quel che non è mai stato e non sarà mai suo.

Lo Stato di Grazia non è contro lo Stato di Diritto, bensì lo precede e lo ingloba, così come esso è, senza mortificare l’Armonia cui entrambi tendono. La freccia del sentimento, suscitata dalle parole del dialogo, attraversa una grande distanza per unire unità remote, differenti, ostruite.

Quando si è in Stato di Grazia non si ha fame, si ride spesso. Anche se levano di mezzo il diritto alla felicità, in una più ampia sfera i “diritti del cuore”, la Grazia resiste all’estinzione. Chi parla un’altra lingua è compreso, è accolto. Si resta per un po’ sul filo, si guarda di sotto la rabbia, l’affanno del mondo morente, si chiude gli occhi e si va avanti, sentendo di non essere più soli.

 

Posso dir questo: mi emoziona pensare a quel che ho vissuto tra i luoghi cari, le persone amate. La mia emozione è la ricchezza che sopravvive, il bene cui poter attingere insieme, anche dopo di me.

 

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.