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Fuoco d'uomo non osi

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Intendo essere breve, chiaro. Augurare ogni bene a chi fa del bene, ogni male a chi fa del male. Lo devo a tutte le persone di buona volontà che si prodigano (quasi sempre inutilmente) per affermare con nitore e pudicizia il bene, che non è mai una merce di scambio e non è mai un vanto, non è mai ristretto a pochi e non è mai un modo per sconfiggere i molti che lo attendono come il pane della vita. Il “bene comune” è un concetto ulteriore, un po’ abusato e, con buona pace di qualche amico che ci crede senza guadagnarci niente, piuttosto patinato. Lo tralascio. Faccio, invece, un esempio concreto del male. La variegata ed alta collina che allietava di vegetazione un fianco della bellissima cittadina di Cerreto Sannita è stata, ancora una volta, incendiata. Questa volta, però, il paesaggio è più spettrale, forse per l’ampiezza dello scempio compiuto dal fuoco. O forse perché il turchese del cielo sembra evocare una bellezza che mano d’uomo non dovrebbe toccare. Fatto sta che la maledizione umana si è abbattuta sulle popolazioni di Cusano Mutri e di Pietraroia, ormai da tempo sostanzialmente isolate. Sono luoghi a me cari. Ogni loro ferita sanguina nel cuore dei ricordi. Certo non rivedrò la vegetazione rifiorire, l’incanto della prospettiva riaffacciarsi da una delle finestre del Museo della Ceramica di Cerreto Sannita. Il mio tempo è breve, mentre l’offesa portata alla natura impiega un tempo molto più lungo per rimarginarsi. L’incendio, mi dicono, è doloso. Si può far questo? Si può fare del male e restare impuniti? La punizione risarcisce del dolore subito? Si può portare ristoro alle popolazioni oltraggiate? Quest’ultima cosa, credo, si possa fare. Chi intende operare per il bene, chi ha la possibilità di rendersi strumento della sua affermazione, si prodighi in tal senso: nessuno speculi, nessuno recrimini, nessuno attenda. Lo esigono le passeggiate dei ricordi, le prossime nebbie invernali, le visite numerose frante nella solitudine. Fuoco d’uomo non osi cancellare l’impronta d’una storia millenaria, che non è umana. Chi vi si riconosce farà il bene e combatterà il male. Anche dell’uomo. Che poco conta e troppo deturpa. Un bacio d'addio all'amico don Nicola Vigliotti.

 

 

 

Commenti   

# La Rocca e la memoriaPATRIZIA BOVE 2015-01-07 14:46
Grazie Felice perché, con la sensibilità che ti e' propria ,hai interpretato i miei sentimenti e immagino quelli di tanti che, come me, che hanno provato orrore nel vedere il paesaggio della nostra Valle così brutamente deturpato dal fuoco.
Proprio stamattina, nel venire a San Salvatore, ho guardato ancora una volta la "mia" Rocca oltraggiata recentemente da un incendio doloso ed ho provato dolore per lo scempio compiuto da uomini senza scrupolo che, asserviti solo al dio denaro, hanno violentato quel luogo per noi sansalvatoresi così caro perchè depositario di tanti " ricordi", cancellando non solo il verde degli alberi ma secoli di Storia, di Vita sotterranea, di fauna selvatica.
Oggi la Rocca Medievale dei Sanframondo sembra ancora più " maceria tra le macerie" e la Natura arsa intorno a lei crea angoscia e sgomento perchè, come giustamente hai sottolineato nel tuo blog, le ferite della Natura impiegano un tempo più lungo della vita di un uomo per rimarginarsi e ci vorranno molti anni prima che in quel luogo si ripristini l'equilibrio naturale e la vegetazione rigogliosa torni a rifiorire.
" Fuoco d'uomo non osi".... eppure lo ha fatto.... a riprova del fatto che esistono menti che nulla hanno di umano se non il meccanismo cerebrale...!!
Grazie anche per aver ricordato Don Nicola Vigliotti, caro a tutti noi che lo abbiamo amato e che da Lui abbiamo imparato tanto! Ho scritto di Lui in una mia lettera agli amici della Fondazione per unirmi alle voci di coloro che lo hanno conosciuto e che sentono ancora più dolorosa la sua perdita.
Mi dispiace solo che , per motivi legati alla sua salute precaria degli ultimi anni , non sia riuscito a venire in Fondazione come aveva promesso e come desiderava fare.
Avrebbe certamente regalato a tutti noi un momento di Cultura e di Cuore e avrebbe arricchito le nostre menti, come solo un grande Maestro sa e può fare.

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