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Egeidi

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Tra noi è scattata immediatamente una simpatia. Quando sono arrivato, mi ha accolto l’ampio ingresso, la sala successiva, quella della colazione con i tavoli disposti geometricamente, in cui si dava le spalle ad una buona dose di discrezione. Il marmo color ruggine per terra, lucido, pieno di simpatia. Mi ha disteso quel modo di sentirmi accolto in un luogo sconosciuto. La vita trascorre in fretta in certe occasioni. Chi parla alla finestra, chi mente da solo, chi soffoca la madre con una busta sulla testa. Notizie di cronaca dall’Italia. Tutto invano! Nell’amata Grecia si scompongono le perle nere in granelli di luce, la più vivace fonte del Mediterraneo trasforma il piumaggio dei colori spirituali. Atene, dopo Mykonos. Due tappe importanti che fanno scavi nel cuore. A seguito dell’ingresso, venivano Ioanna e Michaela. Prima David, l’uomo di fiducia. Poi le ragazze rumene, addette alle stanze. I fiori salvati dal furioso meltemi, che profumavano tranquilli nelle aiuole laterali. Sassi in ordine filiforme. Bianchi come la roccia su cui s’arrende il sole. Nessuno a suonare alla porta, dietro la pesca miracolosa. Stretti gli uni agli altri, nella nostra Corinto. Viki guidava, mentre cadeva il capo. Le impalcature della villa celeste facevano ombra alle cariatidi. Guarda, mio nuovo amico, la casa di Zeus, la minaccia di Posidone, le grotte ad occhi aperti nel buio. Tutto è vero. Pari all’amore di tua madre e tuo padre. Li ho colti, tra i fiori, che ti profumavano i capelli tinti d’acqua. La piscina che avevi progettato diradava le atmosfere elettriche dei cavi d’alta tensione. Abbiamo sorriso delle mie paure che potesse giungere una rovina. Tu eri certo del contrario: zia Mary, i tuoi genitori avrebbero fatto quel che c’era da fare. Alexis, simile ad un bambino attratto dal vuoto, si sarebbe tuffato nel suo borotalco interiore, incastonando la purezza dei tuoi occhi dentro tutto ciò che vedevano i suoi. Non avrebbe frenato il sudore del lungo cammino. Le sue gambe malate avrebbero corso per te. E Diny avrebbe cucinato le tue pietanze preferite, sarebbe rinata nel vederti gioire dell’Anemoessa ben custodita. I piccoli, poi, sarebbero apparsi all’apice dello schieramento prodigioso, come muscoli che si muovono involontariamente nel sonno eterno del Padre celeste. Ogni cosa, mi hai detto, è al suo posto, anche se non sembra. Dillo ai miei genitori. Andrà bene. Come deve andare. Per strade laterali. Farai l’esecutore testamentario, hai aggiunto benevolo, accarezzandomi la spalla destra. Più giù, le braccia della palma resistono al vento avverso. Mi colgono di sorpresa, ogni volta. Non ci siamo conosciuti per niente, sospiri. I cibi sono già in tavola. Arrivano gli invitati. Zia Mary vigila che le perle nere del sudore prediligano la luce di Delos e mantengano le promesse (Berlino non ti farà più del male). Come Ritsos, nella sua poesia dell’87, si rifiuta di piegarsi all’ineluttabile. Vigila che nulla ti manchi, né il meriggio, né le cicale, né le coppe segrete. Racconto la tua storia, l’ultimo viaggio, una valigia apparsa per prima dalla curva del nastro trasportatore, la coincidenza perfetta, una collana di eventi che conducono alla brillantezza del nostro avvenimento fuori dal tempo. L’asino raglia, la zampogna lo insegue. Il fondo rustico ha una cappella all’apice dei suoi pensieri. M’inginocchio in preghiera. Ne vien fuori un astro, giammai caduto. Tu sei sveglio da molto tempo, come tuo padre dopo la notte insonne. Caro Attanasio, amico mio nuovo, ho visto piangere gli occhi troppe volte! Nulla sapevano di quel che sarebbe accaduto dopo la morte, spirata da tre anni. Tu vieni dall’Egeo che muove il mondo e dal periplo che lo sovrasta. Tu sei la terra e la fossa. Pronto per la cappella di famiglia, dopo l’evento improvviso. Chi mi distoglie da te sia punito dai gemiti. Sgorghi l’acqua che tinge i tuoi capelli. Venga la fine del giorno. E il suo sommo principio. Scruta, ora, gli occhi aperti di Ritsos, complici del silenzio.

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.