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Madre nera

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Madre nera, gli allori non gioiscono, la pioggia non bagna il suolo, il tuono non impedisce che la pioggia cada. Tutto si rivolta contro se stesso, come in una pace improvvisa. Scivola la veste dal principio di non contraddizione. Io mi trovo ovunque, ma dalla parte opposta. La forza di una camicia prenatale mi sorregge. Le braccia hanno una compostezza scomoda. Riprende il cammino della banda. Il progresso è un processo. Non ha un esito. Non lo si può fermare, né ostacolare. Sul monte splende la stella del destino. Ma io la guardo dal cielo, non più dalla terra. Così mi ritrovo a citofonare al mondo da una posizione tramutata ogni volta, quella descritta dalla meraviglia aristotelica, con passo differenziato, come se chi me lo avesse proposto (nonostante la lontananza) fosse nella mia casa. La cognizione del dolore di Gadda o la luna e i falò di Pavese? Il partigiano Jhonny di Fenoglio o uomini e no di Vittorini? Citazioni casuali che piovono dal cielo della lettura, senza dire più niente. Vedi: siamo poveri d’ingenuità e di danza. Avidi. Immobili. Su un ponte d’avvistamento senza approdo, divorati da un minotauro di parole che sputa sentenze. Mai giustizia, mai nuvole d’alba. Solo binari tesi all’infinito. Sono i volti a non darci tregua, le anime di bestie animali, vissute o viventi, fuggite dalle stalle per valli ortogonali al nostro cupo orizzonte. I loro nomi ci descrivono un capello di vergogna, strappato alla parrucca dei malati terminali. Chi li onorerà quei morti ammazzati? Chi dirà al treno di fermarsi? Chi svelerà la trama del viaggio? Le nostre diete temporanee ci consentono di affondare agli incroci e di vedere l’onda arrivare. Immobili, avidi di godere del creato, come se ci fosse stato dedicato da un pazzo innamorato. Il cuore di ciascuno non batte all’unisono. Parlano poeti al confessionale. Li ascoltano preti di campagna in chiese ben decorate, ventri auricolari pieni d’anguille catastrofali. La voce ufficiale risuona nello stadio vuoto, disertato dai fedeli in fuga. Lo scoglio su cui l’onda s’irruenta produce un suono strozzato, come se il microfono tradisse la menzogna della verità. Madre, Madre nera, dovrebbe farsi avanti qualcuno per fermare l’avanzata delle nuvole cariche di pioggia! Il dito di Leonardo che sfiora le gote del bimbo addormentato. L’indice di Visconti, tratto dalla scena finale di morte a Venezia. Chi interromperà questo sterminio d’uomini e cose? Chi bagnerà le labbra nel sangue versato? Prova a ricordarlo a chi ti ha messo sul piedistallo. Qui si finge di alzarsi da un trono per una stalattite che ha illuminato temporaneamente il cammino. L’acqua nel catino s’intorbida. Non ha parole la semplicità. Il minotauro irresistibile le ha divorate tutte. Quel mostro di Creta, nato dall’accoppiamento ingannevole di un dedalo multiforme, ci rappresenta tutti. Verrà Teseo a sconfiggerlo? Basterà a liberarci? Nulla è più umano della finzione. I fanciulli gli sono sacrificati, la loro carne, le loro ossa, la loro mente ci viene di continuo sottratta. Vengono da un’Atene sconfitta. E nessuno ne denuncia l’onta. Solo Teseo, figlio del re ateniese Egeo, s’offrì. Chi pronuncerà di nuovo il suo epico nome, ricoperto allo stato d’insulse preghiere? Il minotauro può essere ucciso solo da se stesso, con il corno divelto che lo trafigge. Chi avrà il coraggio e la forza d’opporvisi? La danza di Dioniso raccolse Arianna sul’isola deserta di Nasso. Mentre nello stadio vuoto risuona l’eco della voce ufficiale per proclamare il vespro turrito, la fuga si fa breve. L’onda taglia la nostra strada, ci travolge con la bocca mai sazia di un fiume di parole. Chi resiste ha uno scoglio per difendersi. Bisogna che siamo “generati di nuovo”, dice Gesù a Nicodemo, nel vangelo secondo Giovanni. Un medico, un ostetrico, dalla Cappadocia o da Loreto, con amore di figlio al ritorno dalla seconda crociata. La sposa, nigra sed formosa, del Cantico dei Cantici, che annuncia un dolore venuto da Oriente. La nostra Siria contesa. Come vergine bruciata dal sole.

 

 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.