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Tappeti rossi

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Potrei fermarmi e non farcela. Nonostante quel che pensa la mia amica Lucia di Radio Londra (modello Candidus).


Compiere la propria vita non è un compito vano. 

E' vano pensare di capire il prezzo da pagare, perché ogni vita sia compiuta e ogni destino soddisfatto.

Esistiamo noi, e i nostri doppi. I gemelli cattivi che masticano chewing-gum che odorano di benzina.

Gli eventi ci formano o deformano: la differenza non mi è ancora molto chiara.

Siamo tra le foglie.

Esistiamo davvero per pochi secondi.

Il resto è psicoanalisi per imparare a distinguere quando siamo stati voce e quando eco.

Vivere è un modo drastico per capire la morte e aspirare alla pace dell'oltre.”


Replico con una poesia scritta dal mondo delle occlusioni intestinali. Forse un luogo comune.


Nomi in calce dalle finestre

Si vede il mare che neppure

Le mani raggiungono tanto

In alto muovendosi sui muri

Come ragni su tappeti rossi.”

 

Poi c’è l’ispirazione, il poeta che danneggia la realtà e cuce abiti per la fantasia, con mezzi di fortuna, per risultati inattesi. I suoi appunti presi oralmente, mentre le truppe nemiche sfondano la linea dell’orizzonte. Dove la collina somiglia a un ciuffo di capelli, un colapasta per seggiola e l’odore di basilico che germoglia.

 

Il fiuto degli alberi da frutto in una bufera di frammenti. La femmina dell’animale s’accorge prima dell’arrivo del piede occupante spazi non suoi. Truppe radiocomandate per consegnare una foglia d’orizzonte vista insieme. Non una parola alla mezz’ora trascorsa sotto la pioggia, mentre da Guardia si vedono le nuvole.

 

Ora sai tutto” è un gesto d’amore sotto pelle. La capanna dello zio Tom che il vento ha scoperchiato, portandosi via le lacrime dell’opera di Harriet. Si può credere, con lo stupore del Presidente, che questa fragile donna provocò una devastante guerra civile una decina d’anni dopo l’uscita del suo romanzo?

 

Accadono cose profonde e irraggiungibili come sorgenti d’acqua fluida.

 

Cuore, cuore mio! Graffiarsi di queste mani. Colmarsi e traboccare. Da una bocca all’altra. Fino al disegno del nostro intimo mare. Un tormento d’acqua versatosi da uno zampillo sull’ampia fermezza erosa.

 

L’uomo dal carcere non fece in tempo a dire la verità che divenne fantasia, un ciliegio contrappuntato senza convinzione al tema della guerra e dei suoi armistizi, più rossi dei tappeti volanti, più gravi delle voci isolate. Non bisogna praticare un fratello gemello per credere all’amarezza che secerne un succo di polpa matura.

 

Vanno e vengono i dialetti dei giorni festivi nei retrospettivi vantaggi delle origini provinciali. Ancora la dote di qualcuno che firma per qualcun altro ed è sbadato dietro le difese nemiche, resistendo alla piena dei ricordi grazie ai bianchi tralicci d’uva scanzonata, che sfida l’arida gola del vento per portarlo lontano.

 

Non si può sollecitare di più il vigore fisico della chiaritudine e polverizzarlo in un attimo. Farsa o tragedia la vita. Si tratta di un testo teatrale: appena concepito, l’autore lo abbandona al suo destino. Il grave lutto dell’interpretazione s’affanna per trovare una via d’uscita. Così abbatterono Il giardino dei ciliegi di Anton.

 

Leggere le parole desiderate è come continuare a sognare le parole lapidarie fuoriuscite dalla penna.

 

“L’urgenza di dire. Un ricambio, un seguito e poi nulla. Come quel bacio. Una regola su tutte: passi leggeri su tappeti rossi. Tra due ali di folla di spine. In basso il languore, la fame. Quel bacio. Poi nulla.

 

 


 

 

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.