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Ciao Massimo

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Ciao Massimo, mi aspetto di rivederti, ogni tanto. Anche adesso che sei morto. Col tuo passo veloce, spero che arriverai prima degli altri nei luoghi dei nostri incontri. Oggi chi piange sa quel che si è perso: un tizzone nero di fuoco nella sua bianca cenere. La neve che affonda porta con sé l’impronta degli scarponi nelle gite d’alta quota. E tu ridevi, se qualcuno arrancava. Si rinasce nella forma che si è lasciata prima della malattia? In tal caso hai ancora i fianchi robusti, la melodia dei sapori e il papillon di taglio classico di un giorno qualunque in via dei Tribunali. Giochi a sputo nell’oceano con tua madre? Vi cercate nell’ombra della casa di via Crispi o nella luminosità della pietra di giugno, alla fonte di Civita D’Antino? Lei sapeva di te più di quel che io ho scoperto in vent’anni. Il racconto di una vita in subbuglio ti galleggiava intorno. Sempre pronto ad una battaglia per i diritti degli altri, affine al mondo che amavi, protetto nelle parole e nei gesti da un’Arabia del cuore. Il 18 giugno 2014 saresti venuto da noi, in Fondazione. Come sempre, hai anticipato il cammino. Sei corso avanti, mentre pensieroso il seguito rotola ovunque. La coppa del mondo che si gioca in Brasile dovrebbero darti, per la scomparsa tra la folla con le ali leggere dei ricordi. Non sei mai stato uno che conficcava i pali della difesa. A te piaceva volare alto e sentire la pioggia sui baffi e sulle vesti. Adesso nessuno ti dice che fare, dove andare. Sei libero. Come ti piaceva. Un uomo libero, che cerca rifugio alla stanchezza degli ultimi giorni, quando mi hai chiamato per nome, rassegnato di doverlo pronunciare senza speranza. Il tuo Carlo Gesualdo, principe di Venosa, mi torna in sogno, alla testa di un esercito di musici impazziti e monchi per osannare la perdita di speranza con voci rivolte al cielo. Tu stai lì, ad ascoltarlo, a tradurlo per noi in un Miserere appassionato. L’anima vesuviana di Carmine ti accompagna, imprimendo al fiume di-vino che gli scorre nelle vene il volto segreto del “professore”. Al dunque, cadranno le giustificazioni. Chi ha tenuto fede agli impegni si farà carico del lavoro più duro e dirà, nel tuo nome, quel che va detto. Si ama e si scioglie il nastro, si sfila dalla cintura e la danza conduce i corpi ritrovati all’abbraccio forte fortissimo. Solo l'amore consumato non muore

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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.