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La trappola della difesa

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Il suicidio per difesa è presente in natura. Formiche malesi e brasiliane, operaie ostinate, vivono per morire in difesa del loro mondo. L’essere umano ha scovato la morale, ha suscitato i più alti ideali per difendersi, offrendo il prezzo della propria vita. Come la portoghese Eleonora Pimentel Fonseca (1752-1799) venuta a morire sul patibolo di piazza Mercato a Napoli, con le parole di Virgilio sulla bocca (“Forsan et haec olim neminisse iuvabit”). I suoi studi umanistici le sono serviti a ricordare l’Eneide nel momento estremo del bisogno morale. Bisognerebbe commentarlo a lungo il sistema eusociale degli imenotteri, rivolgendosi a chi come il drammaturgo francese Jean Rotrou (1609-1650), nel suo Venceslao, affermava che “l’amore crea le uguaglianze e non le cerca”. Stendhal, sul punto, si sbagliava. Le mandibole trap jaw sono le più rapide presenti nel mondo animale. E appartengono alle (apparentemente) innocue formiche. La seta delle larve si bea di uno sforzo inaudito di difesa che qualcuno ha compiuto, pur sospendendo ogni giudizio sulla vita. Come sono lontani dalla immacolata concezione del mondo naturale i nostri fonemi mistici, le nostre strutture di facondia assistita per patiboli o giorni d’autorità! Va fatto qualcosa. “Sospendere la ricerca”, ad esempio. Buttarci a capofitto nella sinonimia per cercare altri significati. La vita è un gioco di code che si avvolgono sotto il culo di un signore ben accomodato: uno spettatore o un oligarca. Altro che sputar sentenze dallo scranno del Monitore Napoletano!. A voler capirci qualcosa non si fa peccato. Tra lo sguardo occasionale e quello professionale preferisco nessuno sguardo. Mi chiudo nel mio recinto di riserbo e coerenza. Modello fragile per figlio unico. Vorrei sollevare eccezioni ogni tanto, ma la solitudine mi spinge a tener duro con la scuola del silenzio. Faccio credere al mondo che esso gira sul perno dell’egoismo sol perché mi è più agevole organizzare una resistenza tacendo e operando incessantemente. Dal festival di poesia in musica al latte e biscotti la mattina. Aveva ragione mio padre: c’è chi paga senza comprare e chi compra senza pagare. Lui è stato “un ponte sullo stretto della vita”, una di quelle grandi volute sospese su cui siamo passati ripetutamente indifferenti al suo sacrificio quotidiano. Se lo è tenuto dentro. Mentre correvamo al mare con le nostre radio in spalla a far sfoggio di musica e danze. Conviene raccontarsi la favola che tutto va bene. Se fosse vero, non cambierebbe niente, non resterebbe niente, a proposito di Eleonora. Le persone nelle stazioni ferroviarie continuerebbero a scambiarsi semi di girasole come carta moneta e i fiori continuerebbero a morire nei campi coltivati. Non fare altrimenti, però, è impossibile. Bisogna tracciare un segno invisibile nel muro, costruire una fuga, come da un carcere di massima sicurezza, e sperare che l’ombra d’improvviso diventi luce e tutto torni al suo posto. Ho scritto: “Ad occhi aperti vedi l’inverosimile. Ad occhi chiusi vedi la realtà”. Il nostro destino è tragico, non insondabile. Ogni luogo ha una via d’uscita. Le illusioni, come alimento dell’anima, diventano con il tempo decrepite. Illusorio credere nella fine delle cose e nel loro incessante inizio. Il mondo che difendiamo muta, non è mai lo stesso. Inutile arroccarsi. Il nostro bisogno di certezze crea una trappola. Ci riformiamo nel tronco di un albero o sotto una pietra, come formiche in difesa della riproduzione, di uova incontaminate. Siamo esseri umani e scontiamo una perenne crisi soggettiva, che ci consente di dare un volto sopportabile allo scempio del tempo. Solo la morte ci restituisce l’unità, l’individualità perdute. Uguali in amore. Le piccole formiche come forme sconosciute di vita che non difendiamo. “Per vedere la luna intera devi chiedere al tuo cuore dove si nasconda”. Il tramonto bacia la sua lingua dolce, tra il gambo bianco di una lattuga di nuvola e l’imperturbabile stella da cui discendiamo. Le mandibole, che sono un iperbole, fanno fatica a mordere un bacio, una promessa. Pende un verso di malinconia su ogni albero, un verso d’allegria su ogni albero. Le poesie danno un’infinità di notizie, l’eco di un dolore di vivere dalla bocca di Eleonora prima che sopraggiunga la morte regina.




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Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.