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Telese Terme

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Storia di Telese Terme

Il comune di Telese (oggi Telese Terme), adagiato nella valle del Calore a 30 km da Benevento, ha origini antichissime.
La vita dell'uomo nella valle telesina è attestata da numerosi reperti archeologici, tra i quali una "mandorla chelliana" conservata nel Museo antropologico di Parigi; dei "raschiatoi" della tecnica Mousteriana; una bellissima testina di lancia detta di Telese; la capanna-ovile, rinvenuta in contrada Montepugliano; la "palafitta" scavata in agro a Castelvenere nel 1898, che ha posto seri problemi agli studiosi circa le origini etniche della popolazione.
Proprio la scoperta di questa palafitta ha comunque consentito di stabilire che proto-pelasgi, venuti in seguito ad immigrazioni di liguri (che si trasferirono alcuni secoli prima della nascita di Cristo in tutto il Sannio) abbiano abitato la valle telesina.
Per quanto riguarda l'origine del nome, Telesia, i pareri sono controversi. Qualcuno l'ha posta in relazione a Giove Telesio, venerato nell'Arcadia; altri invece pensa che sia una derivazione del verbo greco "teleo" che significa "iniziazione ai misteri"; il che farebbe ipotizzare una denominazione derivante dal fluire delle acque solforose che, grazie alle loro qualità terapeutiche conosciute fin dall'antichità, spinse gli abitanti della zona ad offrire sacrifici di ringraziamento agli dei.
Telesia, comunque, cominciò a fiorire dopo le guerre tra i sanniti ed i romani, assumendo anche importanza come nodo stradale, tanto che Annibale nel 217 a.C. la conquistò per avere via libera verso Capua. Divenne poi colonia romana con il nome di Herculia e fu mezzo di espansione della civiltà e della potenza romana, specialmente quando fu costruita la via Latina o Prenestina che da Roma portava a Benevento, e che sbocciava a Telese da Alife.
Dopo la caduta dell'Impero romano iniziò per Telesia la storia fatta di soggezioni, sottomissioni e distruzioni: fu dapprima conquistata dai Goti e poi dai Longobardi, che nel VII secolo la fecero sede di gastaldato nel principato di Benevento. Devastata dai Saraceni nell'847 e nell'863 e da due terremoti nello stesso periodo, risorse subito dopo. Nel XI secolo Telese fu conquistata dai Normanni e venne poi incorporata nella Contea di Caserta, con le terre frazionate tra diversi tenutari e possessori. Fu poi completamente annientata dal terremoto del 1349, che secondo la maggioranza delle tesi fu all'origine dello sgorgare delle sorgenti solfuree.
Più precisamente, con l'evento sismico del 1349, alle falde di monte Pugliano la roccia si squarciò ed in più spunti iniziarono a zampillare fiotti di acqua sulfurea; tutta la parte del territorio telesino chiamato "acqua fetente" si cosparse di esalazioni di anidride carbonica, le cosiddette "mofete" particolarmente letali per la respirazione. Intorno alla pericolosità di queste acque cominciarono a diffondersi varie leggende, così che in pochi anni il paese venne abbandonato. Gli abitanti si allontanarono preferendo abitare nelle zone circostanti: sorsero così nuove cittadine, mentre si ingrandivano quelle esistenti come Cerreto, Solopaca, Massa Superiore, Vicus S.Fremundi.
Dopo un periodo di tranquilla e modesta evoluzione si arriverà al 1806 per intravedere un certo risveglio nella Valle Telesina.
Con l'avvento dei francesi, il Regno di Napoli fu diviso in 14 Province, con a capo un Intendente: le Province in 42 distretti e 2500 Comuni che furono regolati da Ordinamenti Municipali.
Telese, a livello di frazione, fece parte del Decurionato di Solopaca (Capoluogo di Distretto), nella Provincia di Terra di Lavoro.
L'unità d'Italia sancì questa situazione: Telese rimase frazione di Solopaca, ma nella nuova provincia di Benevento.


Il piccolo borgo fu rappresentato nell’Amministrazione Comunale prima da uno, poi da tre consiglieri telesini che si batterono per ottenere migliori condizioni di vita.

Lungo il corso dell’Ottocento una serie di fatti determinarono una notevole crescita demografica ed economica, segnando positivamente il destino del borgo e creando le premesse del suo futuro sviluppo. Eccone i più importanti.

Il 5 aprile 1835 da Ferdinando II che lo aveva fatto costruire, veniva inaugurato il ponte pensile sul Calore intitolato alla sua consorte.

Il 9 febbraio 1852 Achille Iacobelli otteneva dallo stesso re, in transito da Piedimonte a Cerreto, di poter costruire un ponte sul  Calore, in zona Torello, su cui passò poi una via che, distaccandosi dalla Sannitica – l’antica Bebiana – attraversò l’abitato di Amorosi e il fiume giungendo fino ai Mulini di Telese.

L’Amministrazione Provinciale di Benevento provvedeva, nei decenni successivi, alla creazione della strada Telese – Piedimonte e Telese – Cerreto.

Il 15 marzo 1868 giungeva a Telese il treno a vapore.

Era stato realizzato il tratto ferroviario Caserta – Telese – Solopaca, prolungato, poco dopo, fino a Ponte e Benevento e il cui scalo serviva circa 19 Comuni tra i quali Cerreto e Piedimonte D’Alife.

Nel contempo un gruppo di imprenditori iniziava o potenziava alcune attività industriali, innanzitutto quella dei mulini.

Intanto era stata avviata una specie di bonifica del territorio sia dall’Amministrazione Provinciale che da un gruppo di agricoltori, i quali con l’operosità che ha sempre caratterizzato i Sanniti, prosciugavano le paludi, ottenendo che la Valle di Telese non si manifestasse più grulla, bensì ricca di vegetazione e di vita.

Ma fattore determinante nello sviluppo del borgo fu certamente l’utilizzazione delle sorgenti sulfuree a scopo terapeutico.

Studi medici dopo accurate analisi  capirono l’azione benefica e curativa delle acque sulfuree di monte Pugliano nonché la loro potabilità e contribuirono a far si che le sorgenti non fossero più viste come dannose o addirittura mortali. Così come era accaduto per l’Europa e per le altre stazioni termali italiane, l’evoluzione della scienza e la diffusione degli studi medici giocarono un ruolo essenziale nello sviluppo del termalismo telesino.

Nel 1822, grazie alla rivalutazione delle sorgenti telesine, dovuta alle numerose pubblicazioni mediche di quegli anni, nacque l’idea di costruire uno stabilimento termale.

Le terme telesine ebbero tuttavia un parto lungo e travagliato.

La contesa tra il Comune di Solopaca – cui Telese apparteneva – e quello di San Salvatore, in merito al possesso delle sorgenti, segnò infatti un’iniziale battuta d’arresto allo sviluppo degli stabilimenti.

La questione ebbe inizio il 19 febbraio 1810, al momento cioè della ripartizione dei beni ex-feudali del Principe di Colombrano. Quest’ultimo, possedeva una tenuta che comprendeva la Selva Paladina e il bosco di Monte Pugliano. Per conservare il possesso integrale su tutta la Selva Paladina, il principe offrì ai due Comuni una parte della sua tenuta di Monte Pugliano in cambio della loro rinuncia ai diritti sulla Selva stessa. Il Comune di Solopaca-Telese, però, rimase scontento della divisione effettuata dal Demanio nel 1810, che gli assegnava solo il dieci per cento dell’intera tenuta. Per risolvere la questione, fu convenuta l’assegnazione di ulteriore cinque moggia dal Principe a Solopaca, ma la nuova concessione non fu ritenuta sufficiente. I due Comuni, infatti, continuarono a disputare sull’uso delle acque sulfuree, poiché ognuno intendeva esercitarne esclusivamente i diritti di proprietà. Solopaca si lamentava  principalmente del fatto che le sorgenti appartenessero al tenimento di Telese e perciò erano di esclusiva proprietà di tale Comune (riunito a quello di Solopaca).


L’annosa questione proseguì per circa un secolo e mezzo, e i due Comuni furono costretti a ricorrere ad avvocati di fama per far valere le proprie ragioni avanti a Tribunali, Corti di Appello, Cassazione, Ministero dell’Industria e Commercio.

Intanto, nelle more delle lunghe ed interminabili liti giudiziarie, la Provincia di Terra di Lavoro e, dopo la Restaurazione, perfino i Re di Napoli non mancarono di esercitare pressioni perché i due Comuni interessati si decidessero a creare uno Stabilimento Termale.

Mancando a questi comuni i necessari mezzi finanziari, Ferdinando II con decreto del 1853 fece carico alla Provincia di Caserta di costruire e gestire a proprie spese un regolare stabilimento balneare. Lo stabilimento termale fu progettato dall’ing. Domenico Rossi di Caserta e fu appaltato nel 1855 agli imprenditori De Lillo e Tiscione. Nel 1857 le sorgenti Goccioloni, destinate agli uomini, e Diana, utilizzata dalle donne, erano state attrezzate con camerini, oltre che con la costruzione della vasca per uso interno.

Con l’Unità di Italia e la nuova sistemazione territoriale, che assegnava alla nuova provincia di Benevento i comuni di Solopaca e San Salvatore, gli Stabilimenti passarono alla Amministrazione provinciale.

Oltre che dotare il complesso termale di qualche nuovo reparto e di alcuni servizi, uno degli impegni principali della nuova Provincia furono le infrastrutture varie poiché occorreva migliorare le strade e costruire le ferrovie per facilitare l’accesso dei forestieri a Telese. Il miglioramento delle vie di comunicazione non poteva che essere un ulteriore fattore propulsivo dello sviluppo delle terme telesine.

A  Telese non esistevano solo gli stabilimenti termali appartenenti alla Provincia di Benevento, ma ad essi se ne affiancarono altri, sorti per iniziativa privata.

Nel 1867 era entrato in funzione uno stabilimento privato, creato da Achille Jacobelli: ne sono visibili ancora oggi i ruderi.  

Questo stabilimento balneare avrebbe potuto fare concorrenza a quello gestito dalla Provincia, ma le difficoltà finanziarie di Jacobelli lo costrinsero a lasciar decadere i bagni.

La Provincia, a sua volta, registrava notevoli perdite annuali nella gestione termale per cui giunse alla decisione di affidarne la concessione ad una seria impresa privata.

Nel 1875 fece domanda di concessione il napoletano Cav. Eduardo Minieri, in società con Alfonso Marciano. Le trattative furono lunghe ma si risolsero positivamente con la sigla del contratto d’appalto. Eduardo Minieri nel giro di pochi anni realizzava una serie di interventi che trasformarono il volto arcaico degli Stabilimenti Termali. Nell’anno 1883 avveniva l’apertura dei nuovi e moderni Stabilimenti termali. Poco dopo sorgeva, sulle pendici di Monte Pugliano, il “Grand Hotel Minieri” che, per quei tempi, fu considerato uno dei più prestigiosi d’Italia.

Con la gestione della famiglia “Minieri”, le Terme Telesine iniziarono un fortunato decollo, grazie anche ai rapporti di questa famiglia con alte personalità della vita pubblica e scientifica italiana; un impegno che si è consolidato attraverso quattro generazioni.

Da quel momento la zona assunse un aspetto prevalentemente turistico. Dopo anni di ingiustizie e sofferenze la gente cominciava di nuovo a scoprire le piccole gioie della vita.

Con il decollo degli Stabilimenti Termali e di piccole ma numerose industrie ed aziende commerciali, agricole, artigianali, il borgo già in timida ripresa a fine Ottocento, è già, nei primi decenni del Novecento, cittadina del futuro.

A parte il citato Grand Hotel Minieri, sorgono via via o migliorano le primitive strutture, i negozi crescono in senso quantitativo e qualitativo; attive anche alcune fornaci per la produzione della calce.


Intanto nei campi prosciugati e resi fertili da un duro lavoro, i contadini coltivano grano, granturco, alberi da frutta, vite, olivo, tabacco. Buona parte dei prodotti vengono trasformati in loco da piccole aziende dando così lavoro ad un notevole numero di operai e provocando l’afflusso in Telese di commercianti, industriali, acquirenti e mediatori.

Anche la situazione urbanistica va completamente mutando: numerose case e villini, con facciate graziose, sorgono da Madonna delle Grazie al Seneta, ai fianchi di Viale Minieri, di Via Marcarelli, della nascente Starace.

Anche l’afflusso dei forestieri, dopo la I Guerra Mondiale, si fa veramente notevole.

Intanto un gruppo di uomini convinti del felice avvenire di Telese, riesce a fare di un’aggregazione tanto eterogenea un “popolo”, un comunità carica di senso civico.

Si fa sempre più impellente perciò il desiderio di staccarsi da Solopaca e fare di Telese un Comune autonomo. Ma la battaglia è complessa e difficile.

Nel 1926 il Comune di Solopaca accoglieva la richiesta di Telese di avere quattro, e non più tre, rappresentanti in seno al Consiglio comunale; più tardi, con l’avvento del podestà a Solopaca, vennero ampliate anche le attribuzioni del delegato per Telese, allo scopo di assicurare un migliore funzionamento alla frazione. Il delegato podestarile telesino degli anni Trenta e altri notabili del paese intensificarono la loro azione presso altri esponenti del Partito per ottenere la sperata autonomia. Finalmente, nella seduta del 2 maggio del 1931, il podestà di Solopaca Guglielmo Goglia, preso atto della avvenuta crescita di Telese in numero di abitanti, nel campo economico, nell’attività balneare e nell’edilizia, concesse il nulla osta affinché essa potesse diventare Comune. Vennero avviate le pratiche necessarie e Telese, con legge del 29 gennaio del 1934 divenne Comune autonomo. Il 10 aprile del 1934 il cav. Carlo Grimaldi assunse l’amministrazione straordinaria del nuovo Comune quale Commissario prefettizio.

L’autonomia amministrativa segnava l’avvio di una serie di provvedimenti per migliorare i servizi pubblici e le condizioni igienico-sanitarie di Telese: fu istituito l’asilo infantile e la scuola serale per adulti e si provvide al miglioramento delle strade e delle fognature. Vi furono, inoltre, altri interventi volti favorire il soggiorno dei villeggianti ed a promuovere la zona dal punto di vista turistico, come l’istituzione del mercato settimanale, la cura dei giardini e l’organizzazione di manifestazioni estive. La popolazione aumentò e nel 1938 raggiunse circa 2.000 abitanti.

Anche dopo il Grimaldi, Telese non ha podestà ma solo Commissari Prefettizi dai quali viene ampliato l’organico comunale, richiesta l’elevazione del Comune al grado 7°, organizzate manifestazioni estive per far conoscere la zona dal punto di vista turistico, favorita l’istituzione di Scuole Rurali e del Circolo Didattico Direttivo Elementare, impiantato un campo sportivo, ceduti a tolo gratuito al vescovo diocesano un terreno per la costruzione della Casa Canonica e di una nuova chiesa parrocchiale.

La prima Giunta, nominata dal Prefetto, entrò in funzione il 10 agosto 1944. Ad essa seguì un’altra (1945) con sindaco Filippo Macolino.

La prima competizione elettorale amministrativa si celebrò il 24 marzo 1946 e risultò vincente, su quella democristiana, una lista di blocco. Ma la vita di questa amministrazione fu piuttosto tempestosa per le frequenti dimissioni dei sindaci e delle relative giunte, determinate anche da dissensi su problemi legati alla questione delle Terme.

Durante questo periodo amministrativo si provvide, comunque, a sistemare alcune strade, anche rurali, a chiedere che il “Territorio della Valle Telesina venisse dichiarato comprensorio di bonifica integrale”, all’approvazione del progetto per la costruzione di un asilo comunale, dell’edificio scolastico e delle fognature, alla richiesta di istituzione della Scuola Media, ad ottenere dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale uno stanziamento per la costruzione di alloggi popolari, a lottizzare il terreno sdemanializzato “Acquafetente” concedendo aree fabbricabili in enfiteusi perpetua a cittadini che ne avessero fatto richiesta per favorire l’incremento edilizio.

Nelle elezioni amministrative comunali del 52’ divenne sindaco il Comm. Gerardino Romano, confermato nella carica anche nelle successive competizioni amministrative, l’ultima del 15 giugno 1975.

Tra le realizzazioni più importanti delle Amministrazioni presiedute dal Com. Romano vi fu la conclusione dell’ultrasecolare controversia con San Salvatore per la proprietà delle Terme.


La lunga vertenza tra i comuni interessati sarebbe stata definita infatti solo nel 1952 allorché, dopo una gestione commissariale del Complesso Termale, i due nuovi sindaci di Telese e S. Salvatore, Comm. Gerardino Romano ed il Prof. Salvatore Pacelli, il 25 ottobre 1952 raggiunsero finalmente l'accordo definitivo: i diritti sulle sorgenti spettavano al Comune di Telese per il 71 per cento e a quello di San Salvatore per il 29 per cento. Su tale accordo, il Ministero dell'industria e del commercio, con decreto dell'8 aprile 1953, deliberò la concessione perpetua delle sorgenti ai due Comuni e ne assegnò la rappresentanza al sindaco di Telese. Nel 1957 i due Comuni deliberarono altresì di unirsi in un Consorzio per l'Amministrazione del complesso idrotermale.
Inoltre, lungo il corso degli anni, vennero realizzate una serie di opere pubbliche, di cui qualcuna già in precedenza progettata: costruzione ed ampliamento di edifici per la Scuola elementare e materna (anche un asilo nido) del centro e di contrata Piana; Casa Comunale; ampliamento e sistemazione del Cimitero; ammodernamento del campo sportivo di calcio e costruzione di due da tennis; localizzazione di aree fabbricabili sulle quali l'I.A.C.P. costruì case popolari ; offerta del suolo per favorire la costruzione dell'Ufficio Postale e Telgrafico; costruzione della rete idrica e fognante; sistemazione e asfaltatura di strade interne, tra cui Viale Minieri – con l'abolizione del tronco ferrovario Stazione-Terme – e di strade interpoderali; sistemazione e valorizzazione turistica del Lago; miglioramento e potenziamento della rete di illuminazione pubblica.
Fu ottenuta anche l'Istituzione della Scuola Media, del Liceo Scientifico, dell'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato; furono offerti suoli, locali o compiuta attiva opera di promozione perché enti pubblici e privati istituissero a Telese importanti servizi zonali.
Sorsero così: le cliniche Salus e San Francesco, il Dispensario Antiturbercolare, i Poliambulatori della Cassa Mutua Coltivatori Diretti e dell'I.N.A.M., il distaccamento dei Vigili del Fuoco, il Comando della Guardia di Finanza, l'Ufficio Zonale dell'Agricoltura, la Centrale telefonica, il Consultorio familiare.
Intanto, ad opera delle Cooperative sorgevano numerosi e decorosi residenziali.
Il 28 marzo 1956 il Consiglio Comunale decideva all'unanimità di intitolare strade del paese ai benemeriti dell'autonomia. Nel 1961 il paese fu diviso in quattro rioni e vennero assegnati o mutati nomi a parecchie strade.
L'otto dicembre 1959 veniva benedetta a aperta al culto la nuova chiesa parrocchiale S.Stefano.
Intanto veniva abbattuta l'antica chiesa e al suo posto veniva creata l'attuale Piazza "Angelo Michele Iannacchino".
Nel corso degli anni Ottanta continuarono le opere di miglioramento e abbellimento di Telese, con il completamento della rete idrica e fognaria, il rifacimento della pavimentazione e dell'illuminazione delle strade urbane, la sistemazione dei marciapiedi e degli alberi in alcune strade (come viale Minieri e via Roma), l'ultimazione degli impianti sportivi.
Durante questo periodo, Telese veniva scelta come Sede dell'Unità Sanitaria Locale n.7, dell'Ufficio Circoscrizionale del Lavoro, del Centro Operativo I.N.P.S. La popolazione passò dai 4.264 abitanti del 1981 ai 4.621 nel 1991, spostandosi dall'agricoltura al settore secondario (oltre all'industria termale, si svilupparono piccole aziende soprattutto edilizie e alimentari, nonché l'artigianato del legno, del ferro e del marmo) e ancor di più a quello terziario (commercio, attività alberghiera, pubblico impiego e libere professioni).Tuttavia ciò che resta importante è l'attività termale. L'importanza che le Terme hanno rappresentato e rappresentano per la popolazione e per l'economia locale, si evince anche dal cambio di denominazione del comune. Infatti, a seguito di referendum consultivo svoltosi il 9 giugno del 1991, la Regione Campania, con delibera del 3 giugno del 1992, cui è seguita la legge regionale del 2 luglio, ha autorizzato il cambio della denominazione del comune di Telese a Telese Terme.
Oggi Telese Terme è una ridente cittadina del Sannio che conta su circa 6.500 abitanti. Ricca di alberghi di lusso, ristoranti e trattorie, dispone anche di numerose strutture che sul piano dei servizi rispondono con efficienza a tutte le esigenze, vuoi dei suoi abitanti che dei turisti.
Se con Telese la natura non è stata matrigna, date le sue numerose bellezze naturali, gli abitanti della cittadina sannita hanno saputo fare il resto, dando al loro paese un aspetto confortevole ed una funzionalità che possono soddisfare ogni esigenza.

Per la stesura del testo si è proceduto alla consultazione dei seguenti testi:
Erminia Cuomo, I bagni di Telese fra Ottocento e Novecento. Una stazione termale nell'Italia meridionale (2008);
Vigliotti N., Telesia...Telese Terme. Due millenni, Telese, (1993)

Inaugurazione Sede

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La Fondazione Gerardino Romano dal 6 febbraio 2007 (giorno dell'anniversario della morte del Comm. Gerardino Romano) ha la sua sede dove poter riunire le persone che hanno interesse ad essa e realizzare così un sogno protratto nel tempo.
La vita di un uomo come esempio per altri, come memoria da offrire ai più giovani, come motivo di una rinnovata strada del trovarsi insieme nella convivialità, nella profondità del pensiero dialettico.
Tornare ai luoghi amati, alle persone perdute per andare avanti con rinnovata fiducia.
Guardare dove si è guardato già e non si è visto nulla.

NULLA E' CERTEZZA SE DEL NULLA SI HA PAURA. NEL NULLA C'E' TUTTO.

Dove Siamo

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Fondazione Gerardino Romano

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      82037 Telese Terme (BN)

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Dati amministrativi

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La Fondazione Gerardino Romano è stata costituita a Telese Terme (BN) nel 2002, ma ha iniziato la sua Mission nel 2006.

La Fondazione Gerardino Romano ha avuto il riconoscimento Giuridico dall’Ufficio Territoriale del Governo - Prefettura di Benevento in data 19/05/2003, con parere favorevole del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (n.1888 del 28 aprile 2003), ed è stata iscritta nel Registro delle Persone Giuridiche al n. 207.

Iscritta alla Camera di Commercio Industria Artigianato e Agricoltura di Benevento in data 22/12/2005 al n. 114035.

Iscritta, presso l’Agenzia delle Entrate nell’elenco dei soggetti di cui all’art. 1, comma 337, lett. a) della Legge 23/12/2005 n. 266, in data 02/02/2006, con protocollo n. 06020212263201565.

Iscritta all’Albo regionale dei soggetti abilitati, autorizzati e/o accreditati, a partecipare al sistema integrato di interventi e servizi sociali del 11/11/2010, Prot. N. 2010. 0901031.

Iscritta all’Albo della Regione Campania delle Istituzioni, Associazioni e Fondazioni che svolgono attività culturali di preminente interesse regionale., Legge Regionale 14 marzo 2003, n. 7 - art. 6.

Soggetto beneficiario del 5 per mille, Provincia di Benevento.

 

I Soci

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Soci Fondatori

  • Casucci Felice

  • Minieri Annalisa

  • Romano Angiolina

  • Romano Antonio

  • Romano Gerardino

Soci Benemeriti

  • Bencardino Filippo

  • Caporrino Veronica

  • De Angelis Paolo
  • Fiorenza Katia

  • Kaufmann Marika

  • Perlingieri Pietro

  • Rossetti Giovanni

  • Saccomanno Patrizia

  • Simeone Felice

  • Simeone Ugo 

  • Simonelli Felice
  • Tarro Giulio

  • Tartaglia Polcini Antonella

  • Zarro Maria Cristina

Soci alla memoria

  • Romano Camillo 

  • Simonelli Giovanni 

  • Venezia Shlomo

Soci Ordinari

  • Abbamondi Angela
  • Aceto di Capriglia Salvatore
  • Barbieri Roberto
  • Bove Patrizia
  • Buttà Sergio
  • Calandrelli Margherita
  • Calori Maria Antonietta
  • Ciabrelli Gianfranco
  • Ciabrelli Rosaria Maria
  • D'Abbiero Angela
  • Di Donato Carmine
  • Di Sorbo Domenica
  • Filippi Giorgio
  • Fusco Sonia
  • Gentile Giovanni
  • Imparato Maria Teresa
  • Lerro Gennaro
  • Mauriello Franco
  • Melillo Maria
  • Misso Fabrizio
  • Orsini Enza
  • Pezzullo Antonietta
  • Pilla Arturo
  • Pisaniello Annamaria
  • Santanastaso Luigi
  • Selvaggio Michele
  • Simonelli Maria Luisa
  • Tammaro Mennato Biagio
  • Tecce Anna
  • Vallone Marika
  • Vallone Vincenzo
  • Zarro Maria
  • Zeppieri Augusta
  • Zotti Nicolina

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.