Elogio dell'inutilità

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Voglio elogiare l'inutilità del vivere. La sola cosa utile che ho scoperto è che si può fare a meno di tutto, tranne che della vita. Questo non depone nella diversa direzione dell'utilità. Il bello della vita si può assaporare se si esce fuori dalla logica del guadagno di un qualche risultato. Nessuno ha potere sulla vita inutile. In questo risiede il bello. Ma cos'è la vita? Il nostro lascito quotidiano, la nostra amarezza quotidiana, i simboli spenti e riaccesi, l'orgoglio nefasto, la ronda che ci tiene svegli, il palcoscenico da cui recitiamo e cadiamo, la calma e l'intelletto, il cuore e lo stomaco, il candore di alcune perversioni, la solitudine, l'eco di una giornata felice. Non sono io a dover dire ma gli altri a dover ascoltare il mio silenzio. Continuamente io ascolto le parole negate di molti che si sono allontanati per sconosciute destinazioni. Provo a cumulare le offese i danni che ho subito, ma nulla vale il respiro che mi è stato offerto dal gesto sublime e inutile dei miei genitori, intenti solo a se stessi nell'attimo del concepimento. L'inutilità, dunque, mi riguarda da molto vicino. Non vedo ragione per coltivare la speranza che qualcosa cambi. Tuttavia, alla sommità di questo necrologio del senso comune, si colloca la malinconia, la preghiera, la poesia. Mi ritrovo sospeso in me stesso con una voglia matta di sorridere al mondo e di fare del mondo una circonferenza di fuoco nella quale rotolo fino allo spasimo, traendo dal corpo, da esso solo la felicità. Sarò, come al solito, ricoperto di cielo, il mio cielo qualunque che al sole nasconde una furtiva presenza ospitale, la mano di coloro, tutti coloro che si sono dati almeno una volta la mano nella vita, la catena sublime e inutile della forza umana lasciata a sgocciolare sulle nostre povere teste insane, malate d'amore e di necessità controverse, le nostre povere teste rivolte a Dio. A Lui soltanto.