Piazzetta G.Romano, n.15, 82037 Telese Terme, BN  P.I.01283530622

Corale mimetico

Valutazione attuale:  / 2
ScarsoOttimo 

 

 

Su una foglia di agave misericordiosa cammino, con un piede solo, verso le rapide, nel fiume discendente. Sono pazzo a credere che tutto si attacchi a me, anche le papille gustative del cielo, sprizzanti succo di more acerbe. La mia spirale addormenta, e cerca il risveglio. Come un chitarrista sul suono della circonferenza, l’illusione interrompe il gioco. Neppure il tempo di dare un titolo alle cose, che già accadono. Tutto ha fine? Provo a ringraziare, a dare un volto alla bulimia. Mi riesce difficile credere che la mente s’illumini da sola. Hanno preso cianfrusaglie nelle stanze dei vetri smerigliati, hanno lasciato luci accese alla fine dei corridoi delle punizioni (dicono ci siano posti auto nei sotterranei al posto dei topi), hanno gridato un nome e gettato per aria i dadi. Così si uccide la storia dell’uomo! Non voglio essere un ramo nella segheria corale, preferisco il mutismo delle parole, che scorrono come promesse sul fiume dell’impeto. Tradisco slanci, avventure, vocazioni. Traccia di me in direzione “uguale e contraria”. Bisogna fare buchi nel centro della terra e collegare i serbatoi nei quali precipitano linfe vitali. Abbandonare l’azione accrescitiva. Ridurre. Selezionare e ridurre. All’ora del risveglio, nella spirale del tempo, cantano orecchie tese al fondo stradale. Non esiste un prima e un dopo. Chi governa l’azione sa che la nostra vita è destinata allo scontro. La rovina sta nell’evitarlo. Egli governa, lasciandoci l’agio di decidere di che morte morire. Ma noi non siamo che i bulloni di una carrozzeria. Eppure, tra il me e il noi, scatta una molla di rivolta. Piccola, muta, individuale. A quest’ora del mattino, ricorda il male fatto a creature impersonali, divenute tali nella perdita di senso dell’orizzonte corale. S’inchina, per ognuna di queste creature, chiede scusa. Non si lascia trafiggere, chiede scusa per il “troppo umano” che gli è sfuggito dalle mani. A colui che governa, la “terza persona” che sono, che sono diventato (per rinsecchimento o per fioritura), ricorda la sapienza dei ritorni, la profondità dei deliri, lo spazio dei consensi. Non si giunge a tale stato di grazia, finitimo al punto di finire prima dell’inizio, da soli. Non ha colpa chi ha sensi di colpa. In linguaggi di spugna, può prendersi il tempo e cambiarlo, affratellato alle acque materne del grande esordio sulla scena del mondo. Un corale muto è il canto della rivolta, un corale mimetico, come la tuta dei quei soldati che si confondono con la natura circostante per compiere azioni di libertà personale, inqualificabili prima di cominciare a scrivere. Una rivolta letteraria, molte volte annunciata, rimasta sulla carta intrisa dalle grandi penne. Una rivolta che è andata avanti nel tempo della spirale e che ora è in grado di guardarsi allo specchio con il volto disperato dei senza terra, dei senza ragione, dei senza forza. Non esiste l’inattività. La patria dei corallai è il mare. Può mai temere il mare il principio di sovranità popolare? Venite a fare di un’erba un fascio, troverete, in questa stagione dell’anno, covoni di bionde mietiture ai quattro angoli del mondo inondato di lacrime. Chi vuole attendere, attenda. Chi vuole gridare, come un virus in una muscolatura tubolare, gridi. A noi spetta la custodia dei libri sacri. Rileggere insieme le parole mute del nostro stare insieme, oltre le foreste dubbiose del domestico idillio. A noi spetta l’onda del dissenso. Costituire e sviluppare il movimento antitetico della letteratura. Antitetico a tutto quel che finge di essere quel che non è. Certo, manca il tempo. Certo, nessuno è mai venuto, prima d’ora, all’appuntamento con la storia delle rivolte vincenti. Certo, tre nomi nella testa non fanno dei rivoltosi una formazione politica, men che meno una falange militare. Non serve un’alternativa al sistema. Qui si cerca un nutrimento, una ragione per vivere, una prosecuzione dei sogni. Chiedo, a chi crede nella poesia, di spezzare una propria qualsiasi convenienza e di darne la metà alla persona per cui ha scritto, nella mente, almeno una volta.

 


You have no rights to post comments

"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.