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La fine della libertà (e il suo inizio)

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Invoco quel che non dichiaro. Invoco, non dichiaro, la fine della libertà. La fine della libertà apparente, che non sana gli uomini, ma li mortifica, che non li evolve, ma li centrifuga, che non li corregge, ma li giustifica. Invoco la fine della libertà dormiente, non nel senso che dorme, ma che finge di farlo, disinteressata a quel che le capita intorno. La fine della libertà depravata, che s’anima d’ogni interesse, e non ne distingue nessuno. La fine della libertà di cambiarsi i connotati, per non riconoscersi i segni benefici sul viso e sulle mani del tempo che passa, il tempo che si è vissuto (spremuto, succhiato, sprecato), il tempo pagato a caro prezzo, che si vuol cancellare, come se fosse possibile togliere di mezzo una stagione della vita e vivere ugualmente, felicemente. La fine della libertà immatura, che si bea del cordoglio e della riservatezza, di un corpo omicida in giorni contrari al buon senso, di troppe parole e di innumerevoli vie d’uscita. La fine della libertà, la mia libertà di vivere a danno di qualcun altro, che muore per mano mia, anche se non sono stato io ad ucciderlo. La fine della libertà decisa dall’uomo per l’uomo. La fine della libertà segreta, che sconfigge la polizia segreta e ne rimane prigioniera. La fine della libertà partigiana, devota ad una colonna di fumo sull’orizzonte del futuro. Invoco la fine della libertà machiavellica, che mette se stessa al servizio di un risultato concreto, come se non avesse un segno mirabile il gergo vitale che di noi si apprende. Invoco la fine della libertà di non vedere la fine della libertà. E invoco, non dichiaro, l’inizio della libertà. L’inizio della libertà ispirata dal sole, che si è fermato sulla testa dell’uomo (ogni uomo) per vederlo chinarsi. E bagnarsi. Invoco il nuovo battesimo: ogni uomo disponga solo di aride vesti nei giorni da sempre negati alla libertà. Invoco l’inizio della libertà di restare immobile, al punto lasciato cadere, per stanchezza. Invoco l’inizio della libertà di pensare diversamente, senza mete da raggiungere per affermarlo. Invoco la fine degli appuntamenti, la fine dei giochi, la fine del lieto fine. E l’inizio della somma indecifrabile. Una natura complessa, difficile da spiegare, refrattaria ai consensi, che rende l’uomo libero dalla libertà. Alla fine succede l'inizio, come all'inizio succede la fine. 

 

 

 

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.