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Il secondo presente che non esiste

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Abbiamo fatto i moralisti e non ce lo potevamo permettere

Abbiamo varcato soglie che non avremmo dovuto varcare

Abbiamo agito nel sentimento comune, quando il nostro errore di compiacenza era evidente

Abbiamo replicato invece di emendare, manifestato invece di tacere

Abbiamo cercato la cavità terrena, sacrificato il femminino e la grande madre

Abbiamo postato il libero arbitrio, mentre dentro di noi il destino scavava una strada cieca

Abbiamo gioito con la dimenticanza, istruito con la fame dei guitti

Abbiamo segnato a dito la bellezza per vederla sparire lentamente

Abbiamo osteggiato quel che avevamo e creduto all’annuncio d’una nuova vita

Abbiamo soffocato le grida d’aiuto, dopo aver chiesto inutilmente aiuto

Abbiamo partecipato alla chiesa del capo chino e delle preghiere, in fondo alla sala monumentale un registratore di cassa elevava le sue lodi al cielo

Abbiamo pensato che “un vecchio e un bambino si preser per mano e andarono insieme incontro alla sera”

Abbiamo atteso la cavalleria per un riscatto che non è mai venuto

Abbiamo invocato un secondo presente, che non esiste, come dice la scienza esatta

Abbiamo lasciato agli occhi i capelli dell’amore, ora ce ne facciamo merito

Abbiamo ridotto il vocabolario a tre frasi, mimando le mancate risposte

Abbiamo resistito su una sedia di confino, vecchi delle nostre parole

Abbiamo trattenuto e asperso fino all’ultimo respiro d'umanità

Abbiamo covato l’uovo dell’amarezza per vederlo schiudersi da solo

Abbiamo investito i risparmi nell’isola che non c’è, quando ci è apparsa li avevamo perduti

Abbiamo eretto dimora con i tramezzi del cielo, le poesie, la polvere e le onde

Abbiamo lavorato, questo sì, a favore di una moltitudine che ci era nemica

Abbiamo temuto l’ansia di conservare il coraggio per i giorni migliori

Abbiamo provato e non è bastato, provato a chiedere conto della pena che ci tiene

Abbiamo umiliato l’umiltà, l’abbiamo sedotta con il fascino d’un volgersi altrove

Abbiamo rallentato, ma non è servito, perciò abbiamo ricominciato di fretta

Abbiamo ricominciato dove c’eravamo fermati, in un garage, da Carmine

Abbiamo ascoltato e tutto è coinciso, eravamo noi e un bacio d’addio

 

 

Il secondo presente

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Prima c’è l’uno e poi c’è l’altro

Quel che si può vedere e poi non vedere

Il segreto di una vita sottostante che sembra divenire pubblica

Perché non vogliamo una vita ma uno spettacolo una recita

Anche l’intimità vi è pesantemente coinvolta

Si procede con affanno sulla strada senza impronte

Dimenticando il dolore del corpo  la povertà dei mezzi l’abbandono dei sogni

Il traguardo che s’allontana mentre ci avviciniamo alla fine

Chi ci è più caro scuote il capo e va in direzione avversa

Forse è il caso di segnalare che il cuore ha le sue ragioni

Che bisogna far pace con se stessi quando il cuore continua a battere

E non lo dico soltanto ai cultori della cardiologia da convegno

Mi trovavo e mi trovo nell’impossibilità di dire

A coloro che ho amato della necessità e della purezza degli errori

Per i quali propongo un secondo presente pur dopo molti anni

Non saprei come trovare soluzioni diverse a una condizione contro natura

Quella di dover fare a meno qui in vita di un giorno di gloria

Per i vivi e per i morti per i nati e i non nati

Per chi ha ragione e chi ha torto e perciò propongo

Un giorno ai piedi della dormiente del Sannio dove l’erba è cresciuta

Con le famiglie d’alberi e uccelli che l’erba alta nasconde alla vista

Un giorno per il secondo presente dove sono già stato e non sono tornato

 

 

Afrodite

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C'è una barca alle mie spalle: "una barca immobile sul mare immobile ai confini del cielo".

C'è il sole, i suoi gradini, da salire e scendere correndo, come un cane in cerca di speranze.

C'è una canzone, una coppa colma d'ebbrezza, che ferisce apertamente la mano.

C'è il mondo. Senza di me. Qui imperversa il cielo, la scodella, la fetta sottile che ci è data.

C'è Afrodite, nata dal seme che il mare fa spuma, una scorta di bellezza per i giorni a venire.

 

 

 

 

Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.