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Dedica

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Si tollera l’intollerabile e la vita può non esserne violata.

Si tollera l’ingiustizia, che è la più odiosa delle cose.

Si tollera la morte, inattesa intollerabile mancanza.

Si tollera il dolore da noi stessi provocato e il non poterlo cambiare.

Si tollera la fine dell’amicizia, che richiederebbe invece una rivolta.

Si tollera la rappresaglia, il furto, la macchinazione.

Si tollera la malattia e l’impossibilità di curarla, anche quando è provvisoria.

Si tollera la parola negata, la storia dimenticata.

Si tollera il sospetto, la falsità e il pregiudizio.

Si tollera la rovina, quel lasciarsi a poco a poco o d’improvviso.

Si tollera il possesso del bene proprio, che è la più illusoria delle cose.

Si tollera l’inverno muto della primavera di Shelley.

Si tollera l’insonnia e l’oscurità da cui sembra tornare.

Si tollera il tradimento del mondo nel labirinto che sembra giustificarlo.

Si tollera il rumore secco del bruciare un sogno cullato insieme.

Si tollera la spina e l'infinita pena, la solitudine di una chiave d'accesso.

Si tollera tutto, con la testa tra le mani, il cuore altrove.

Quel che non si tollera è pronunciare il Tuo nome senza una risposta

 

 

Vecchi

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Vecchi tubi catodici di parole parole e parole

Vecchi rubacuori al giro di boa blind man’s buff

Vecchi oratori di astuzie e paure

Vecchi sismografi nel movimento istantaneo della solitudine

Vecchi ritornelli di voci alleate alle voci

Vecchi girovaghi di speranze filiali

Vecchi aratri in un solco di terra

Vecchi anelli generazionali legati stretti

Vecchi risvegli prima di partire

Vecchi frustini nelle mani dementi dei vecchi

Vecchi lembi di giostra under milk wood

Vecchi sudici e cadenti mimi

Vecchi aerei un paracadute un uomo

 

 

Chi è Dio?

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Chi è Dio? Me lo chiedo, a volte. Ha le mani nel corpo delle vittime. Un Signore alto con grandi spalle che non puoi né vedere né riconoscere. Un Artista, un Medico legale, un Giocoliere. Uno che è stato Padre una volta. Il Patrimonio di una sassaia trascinata dal fiume fino al mare. Un Sole tra le nuvole. L'Orologio che ha smesso di battere e ha trovato il tempo preciso di un incontro. Quel Tipo che ho visto per strada, la sua pelle scura. Gli Occhi negli occhiali, i Raggi nelle ruote, il Simbolo nella stagione morta. Dio è l'ultima cosa che ci resta. L'unica che esiste davvero

 

 

Il Blog di Felice Casucci

Presidente della Fondazione Gerardino Romano

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"Dal volgersi delle cose al rivolgersi ad esse" -  F. C.