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Le riflessioni di uno studente di Giurispriudenza del corso di Diritto e Letteratura diretto dalo Professore Felice Casucci

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Francesco Barra Caracciolo, avvocato cassazionista, già professore a contratto alla Luiss, all’Università del Sannio ed alla Parthenope di Napoli, attualmente docente del master di Diritto privato europeo presso l’Università La Sapienza di Roma, con l’opera “Diritti della persona e altri scritti” offre al lettore una preziosa raccolta di saggi, di epoche diverse, che attengono a questioni sia di diritto sostanziale che processuale.

Diritti della persona. Il senso di questa espressione si intreccia con le formule legislative, le elaborazioni dottrinali, gli interventi e le prassi giurisprudenziali. E la complessità delle fonti, degli interventi delle Corti e delle linee politiche dei governi ci indicano la problematicità della questione. Nella Carta costituzionale, il valore della persona è posto quale valore di rango più elevato, alla cui attuazione deve tendere l’intero sistema del diritto (art. 2). La natura aperta e il contenuto atipico che caratterizzano la norma di cui all’art. 2 della Costituzione ne fanno una clausola generale di tutela della persona umana. Di qui la delicata questione delle alternative tra tipicità ed atipicità, unitarietà e pluralità dei diritti della personalità che coinvolge dottrina e giurisprudenza in un dibattito in continua evoluzione.

 

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A seguito del logoramento dell’egemonia politica e della centralità dell’Occidente, abbiamo assistito alla liberazione di culture e visioni del mondo molteplici, che non accettano più di essere relegate a fugaci attimi o momenti di una civiltà umana complessiva, di cui l’Occidente sarebbe il depositario. Difatti anche quando la supremazia occidentale si riduce alla mera consapevolezza psicologica, storica o antropologica, ci si trova difronte ad una pretesa egemonica, che diviene tanto più evidente quanto più ci si richiama alla rigida eredità kantiana. D’altronde l’elementare affermazione della molteplicità delle visioni del mondo, seguendo la corrente di pensiero di Richard Rorty e del suo “ironico liberale” (tratto da “La filosofia dopo la filosofia”), oppure la loro analisi decostruttiva, alla maniera di Derrida, non sembrano dare una soluzione al problema della pacifica convivenza di una pluralità di stili vita che rischiano in continuo di degenerare in una vera e propria guerra di culture.

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